John Strada – Basta crederci un po’

Recensione del disco “Basta crederci un po'” (Crinale Lab, 2025) di John Strada. A cura di Imma I.

Torna con un nuovo album in studio il professore di lingua e letteratura anglo-americana John Strada, alla passione per l’insegnamento, il cantautore affianca anche quella per la musica rock e per la chitarra, anche se in questo suo nuovo “Basta crederci un po’” la dolcezza prende il sopravvento sul resto e la vena rock risulta abbastanza addomesticata.

Le canzoni sono undici e si lasciano ascoltare tranquillamente, al punto da risultare un piacevole accompagnamento.

Nella canzone che apre l’album, Basta crederci un po’, non mancano le distorsioni tipiche della musica rock, che però vanno scemando man mano che il testo prosegue; Parlavo da solo: stream of consciousness è un inno alla bellezza della vita, alla gioia dell’esistenza. Non ti dirò ti amo è una dichiarazione d’amore al contrario, mentre Amore social, specchio dei nostri tempi moderni, è una triste presa di coscienza della realtà. Giocattoli rotti è una canzone nostalgica, sul viale dei ricordi che si accendono aprendo semplicemente un baule dimenticato “pensavo fosse tutto sepolto nel cassetto dei giocattoli rotti”.

“Basta crederci un po’” ha una produzione importante, quella di Antonio Gramentieri, ed è infatti un album che tratta argomenti profondi con parole semplici, con testi che vanno dritti al cuore, senza aggressività alcuna come dolci carezze sfumate, ed è così che si presenta anche la sonorità in questo caso. È un album da intrattenimento, dall’approccio gentile, pieno di buone intenzioni e di fiducia in questo mondo e per il domani, John Strada si concentra di più sul messaggio che sul contorno e riesce ad emozionare con la sua voce.

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