Polly Paulusma – Wildfires
Recensione del disco “Wildfires” (One Little Independent Records, 2025) di Polly Paulusma. A cura di Sergio Bedessi.
“Wildfires: Part 1 & 2”, l’ultimo album di Polly Paulusma, cantautrice inglese dalla voce particolare, esce oggi 28 febbraio 2025, per One Little Independent Records.
Si tratta di un concept album con ben trentotto tracce che vanno a costituire una struttura veramente particolare per questo lavoro suddiviso in due parti: “Sparks” (scintille) e “Embers” (brace) all’interno delle quali ogni pezzo è preceduto da un proprio prologo, una parte di parlato difficilmente più lunga di un minuto. Nel complesso qualcosa di completamente diverso dai precedenti album dell’artista, come per esempio “The Pivot On Which The World Turns” (2022), così come da singoli come The Maid & The Palmer, fin troppo caratteristico con le sonorità irish.
Polly Paulusma è una cantautrice britannica le cui timbriche affondano le radici nella musica popolare tradizionale e contemporanea, ma non solo: Polly è anche produttrice, fondatrice di etichette musicali indipendenti, docente presso l’Institute of Contemporary Music Performance, ed è una musicista che ha collaborato e collabora con artisti di fama internazionale. Un’artista che stupisce per i propri testi, densi di emozioni e fortemente articolati, dotati della capacità di stimolare immagini mentali molto vivide.
Con il nuovo album Polly Paulusma racconta una serie di storie sull’amore che si prova da bambini e poi da adolescenti, sugli altri sentimenti che in alcune fasi della vita tutti viviamo, sull’amore verso qualcosa di trascendente, ma anche su quelle sensazioni di smarrimento tipiche di alcuni momenti della vita. Nel complesso una sorta di recitazione musicale dove ogni pezzo è preceduto appunto da un prologo parlato al quale si accompagnano sonorità di vario tipo.
Spiccano alcuni pezzi come Mary Louise, dove le caratteristiche vocali di Polly risaltano particolarmente, grazie anche all’accompagnamento raffinato e ottimamente bilanciato fra chitarra e pianoforte, dove le note di quest’ultimo si inseriscono perfettamente a rimarcare la voce della cantautrice, con il contrabbasso che marca sapientemente tutto l’insieme.
Il prologo del pezzo viene recitato fra rumori ambientali a metà fra la natura e il sogno, con grida di bambini, un pezzo che parla dell’amore per una ragazza andatasene troppo presto e dove il cantato è caratterizzato dalla rapidità e dai frequenti alzati verso i toni acuti. Over and Over apre lungamente con sonorità ambientali prima di introdurre il dialogo musicale fra contrabbasso e canto, con alcune influenze jazz.
In Cabin in the Woods si oscilla fra una dimensione intimista e una più country, probabilmente dovuta alle smaccate sonorità di chitarre, all’andamento ballade, che si succede ai momenti iniziali di suoni ambientali che introducono prima il pianoforte e poi la chitarra. Interessante l’andamento ternario di Thiny little Things assolutamente diversificato rispetto agli altri pezzi dell’album.
Piccola nota negativa il fatto che in alcuni pezzi si senta un po’ troppo lo stacco di stile musicale fra le sonorità ambientali e il cantautorato, quasi le prime fossero semplicemente messe ad effetto, senza un’effettiva connessione con il resto del pezzo.
In definitiva un concept album riflessivo, composto da ben due ore di bella musica cantata da una voce che stimola alla riflessione, suddiviso in due parti, “Sparks” e “Embers“, disponibile in doppio CD o triplo vinile, volendo con libro, un prodotto musicale originale e particolare, delicato e piacevolissimo.




