The Residents – Doctor Dark

Recensione del disco “Doctor Dark” (Cherry Red/MVD Audio/New Ralph Too, 2025) dei Residents. A cura di Paolo Esposito.

Diciamoci la verità, senza giri di parole: The Residents mancavano da un po’ in termini di nuova musica, ma più di qualcuno ha storto il naso quando ha letto dell’uscita dell’ennesimo capitolo della loro storia. Hardy Fox è via da un po’ – nessuno si azzardi a pensare che sia morto, è in viaggio verso una nuova dimensione del suo spirito! – mentre quaggiù è ormai da tempo che Homer Flynn bada praticamente da solo al destino della band, con risultati non esattamente entusiasmanti. L’annuncio di “Doctor Dark” è stato pertanto preso sotto gamba. Ma se nella loro carriera lunga oltre mezzo secolo The Residents ci hanno insegnato qualcosa, la lezione passa quasi sempre dal non sottovalutarli.

Innanzitutto dal punto di vista musicale: “Doctor Dark” è un piccolo capolavoro che mischia – al solito, ma molto meglio rispetto alle ultime uscite – gli elementi che negli anni hanno reso celebre il collettivo californiano. Non è un concentrato, bensì uno scorrere lento e ampio di tutte quelle sonorità che hanno permesso a Flynn e soci di insegnare musica a generazioni di proseliti: elettronica, sperimentazione, noise, lampi di industrial e metal, voci che parlano, cantano e si lamentano. E poi classica, con una cascata di suoni provenienti da una vera orchestra sinfonica (il San Francisco Conservatory, diretto dal maestro Edwin Outwater), ad impreziosire un lavoro già in partenza gigantesco, che unisce qualità a qualcosa come 75 minuti di avanguardia pura divisa in 16 tracce.

Musica che racconta una storia – Flynn l’ha definita narrativa estesa – che affonda nella cronaca nera americana. La doppia ispirazione è tratta dalla vicenda legale legata alla causa intentata dalla famiglia di James Vance contro i Judas Priest, per presunti messaggi subliminali che lo avrebbero spinto a tentare il suicidio, e alla vita dell’attivista pro-eutanasia Jack Kevorkian. Il portale d’ingresso è senza dubbio il work art di copertina, concepito con intelligenza artificiale generativa direttamente dallo stesso leader. E’ possibile inquadrare “Doctor Dark” come una pièce teatrale divisa in tre atti, allegato al disco è presente persino il libretto. Nel primo atto un ragazzo e una ragazza, Mark e Maggot, annoiati dalle rispettive esistenze, decidono di armarsi e fare una strage in un cortile, ma all’ultimo momento Maggot punta il fucile contro di sé e si spara, suicidandosi. Sorpreso e sconfortato, Mark fa lo stesso. Nel secondo atto entra in scena la protagonista, la dottoressa russa Anastasia Dark, che concede il dono dell’eutanasia a chi ne fa richiesta. E’ rinchiusa in carcere e passa le giornate a ripensare alle persone morte per mano sua.  

Il terzo atto vede l’incrocio tra le due storie fino a quel momento parallele, ma prima di ciò si scopre che Mark è sopravvissuto al colpo di fucile che si è inferto al mento, mentre la dottoressa è stata scarcerata in attesa del processo a suo carico. I due si incontrano perché Doctor Dark decide di far visita al ragazzo subito dopo essere stato dimesso dall’ospedale. Gli porta il dono, ma con sé ha anche un macchinario artigianale. Per il medico però è un pretesto, una sorta di passaggio conclusivo che prelude alla transizione di lui con la sua macchina. Mark è deluso, perché non è riuscito a ricevere il suo dono, ma al tempo stesso capisce che per assumerne la piena consapevolezza invocata da Dark è necessario che anche lui si fonda con la macchina. E’ così che si conclude la storia, mentre un arcobaleno pervade la stanza di Mark e inonda di luce i due protagonisti.

Per la promozione di “Doctor Dark”, The Residents hanno scartato l’ipotesi del tour, ritenendo la loro opera maggiormente adatta a una rappresentazione teatrale invece che a un concerto in senso stretto. Il management, dal canto suo, ha già fatto sapere che non se ne farà nulla se prima non si trovano soci finanziatori e una valida compagnia teatrale in grado di mettere in pratica questo ambizioso progetto. Nel dubbio, la band ha rispolverato per un tour nuovo di zecca le musiche di “Eskimo”, album datato 1979. E scusate se è poco.

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