Eiko Ishibashi – Antigone

Recensione del disco “Antigone” (Drag City, 2025) di Eiko ishibashi. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.

Non si fa in tempo a immergersi in uno dei suoi lavori che riecco apparire Eiko Ishibashi. Se quello dello scorso anno, però, era una disco legato a un film (“Evil Does Not Exist” di Ryusuke Hamaguchi), questo “Antigone” è, a pieno titolo, il seguito dei suoi più classici lavori cantautorali. Dai tempi di “Car and Freeze”, la compositrice natia di Mobara, Chiba, Giappone, non ha lesinato in bellezza e unicità, tanto da farmi chiedere, per l’ennesima volta, come non sia universalmente riconosciuta al pari di tanti suoi colleghi Occidentali. Ma tant’è.

Ishibashi riassembla la band composta dal compagno di sempre Jim O’Rourke, Tatsuhisa Yamamoto, Marty Holoubek, Kalle Moberg, ermhoi e Joe Talia e dà vita ad “Antigone”, un nuovo tassello che sposta l’inquadratura di poco rispetto ai suoi capolavori. Gli elementi sperimentali e altri che si innestano nel dna poptastico di Eiko, si moltiplicano di brano in brano, creando una rete su cui cadere. Le venature jazz su ritmiche spingenti impreziosiscono le linee vocali Sixties di Trial, la lentezza crepuscolare Nothing As che dà i brividi, October e i suoi synth sospesi che la rendono fredda come titolo vuole, l’incedere cullante che permea Mona Lisa e i suoi ottoni caldi (le cui melodie paiono badalamentiane), il pianocentrismo umorale che caratterizza la splendida Continuous Contiguous e gli otto minuti di allucinazioni cosmiche di The Model (brano più sperimentale del lotto) fanno di questo album una piccola opera d’arte in una discografia già di per sé rasente la perfezione.

Eiko Ishibashi si conferma essere, come già sottolineato in apertura, una delle cantautrici migliori attualmente in circolazione.

Post Simili