SVNTH – Pink Noise Youth
Recensione del disco “Pink Noise Youth” (These Hands Melt, 2025) dei SVNTH. A cura di Cinzia Milite.
A cinque anni da “Spring in Blue“, i romani SVNTH tornano a far rumore. Ma non un rumore qualsiasi: “Pink Noise Youth“, il loro nuovo lavoro in studio, è un sussurro distorto, un’eco che attraversa l’infanzia e approda alla giovinezza tardiva con la stessa grazia malinconica di un ricordo che punge. È il secondo capitolo di quella che la band ha battezzato trilogia dei colori, e già da questo si capisce che il colore, per loro, è più un’emozione che una tinta.
E a proposito di viaggio: sono loro i nuovi compagni di rotta: Jacopo Fagiolo alla chitarra, Alessandro Canzoneri alla batteria; Rodolfo Ciuffo, basso, voce, sitar; Valerio Primo sample, percussioni e infine Alessandro De Falco alla chitarra. Insieme, scolpiscono un suono che sembra venire da lontano, eppure parla benissimo del nostro adesso. Prodotto in casa dal chitarrista Alessandro De Falco e masterizzato da Angel Marcloid, il disco si sviluppa lungo otto tracce che sembrano nate non tanto in uno studio quanto in una notte insonne. A guidare il flusso, le parole e le melodie di Rodolfo Ciuffo, che firma un songwriting sincero, quasi diaristico, mai urlato ma spesso urlante – nel senso più umano e meno retorico del termine.
Dopo due dischi caratterizzati da strutture ampie e ambiziose, gli SVNTH decidono di tornare a una forma più “canonica”, se così si può dire nel loro universo sonoro. Le melodie affiorano con più chiarezza, il canto abbraccia forme pop e rock senza rinunciare a quelle impennate post-rock e blackgaze che hanno reso il gruppo un riferimento per chi cerca nel metal qualcosa che vada oltre il metallo.
“Pink Noise Youth” è, per dirla semplice, un disco libero. Libero dalle etichette e dalle aspettative, e forse proprio per questo così coraggioso. A renderlo unico contribuisce una scelta strumentale che ha il sapore dell’azzardo felice: sitar, percussioni, tastiere, basso fretless, chitarre acustiche e classiche, tutto ciò che non ti aspetti in un album che, sulla carta, dovrebbe essere “metal”. Ma gli SVNTH non sono mai stati davvero su una carta: loro stanno sul bordo.
Concettualmente, l’album si collega al precedente Spring in Blue, che esplorava le difficoltà della vita attraverso gli occhi di un bambino. Ora gli occhi sono quelli di un giovane adulto, che ha visto abbastanza per sapere di non aver capito tutto. La giovinezza a rumore rosa evocata nel titolo è un’immagine perfetta: un caos dolce, una confusione densa, un rumore che consola anziché spaventare. È l’emotività di una generazione incerta, che però ha ancora voglia di cercare. Due i singoli che hanno anticipato l’album: Cinnamon Moon e Perfume. A essi si è aggiunto Narrow, Narrow, un brano che parte come una ballata sognante, piena di delay e riverberi, per poi esplodere in una spirale di urla, distorsioni e shoegaze. La dolcezza e la rabbia si rincorrono, come sempre.
Nel raccontare il nuovo corso, la band cita un passaggio emblematico: “Non torneremo mai più, ma saremo sempre qui”. È il ritornello di una delle nuove tracce e insieme il manifesto poetico di un gruppo che vive nel presente ma suona come se avesse il cuore disperso in mille epoche diverse. Un addio e una promessa nello stesso respiro.
Con questo quarto album, gli SVNTH confermano la loro volontà di non rassicurare nessuno nemmeno loro stessi. Il suono evolve, si sporca e si reinventa. Più che un album, “Pink Noise Youth” è un viaggio, e non uno di quelli facili. Bisogna lasciarsi trasportare, senza chiedere troppo dove si va. Consigliato, senza esitazione, a chi, anche senza sapere chi siano, ha ancora voglia di ascoltare dischi che provano a dire qualcosa. Non di gridarlo. Ma di sussurrarlo forte, come fa il rumore rosa.




