Curù – Corale: voci sommerse, storie negate
Recensione del disco “Corale: voci sommerse, storie negate” (Radicimusic, 2025) delle Curù. A cura di Imma I.
“Corale – voci sommerse, storie negate” è il primo album di inediti del duo Curù composto dalle cantautrici Giana Guaiana e Bruna Perraro, patrocinato da Amnesty International Italia. È un disco meraviglioso per la musica, per gli intenti sociali e per la voce delle due musiciste.
Ogni canzone è un colpo al cuore, un intento chiaro e dichiarato di svegliarci dal nostro sonno di indifferenza per indurci a guardare oltre il nostro naso. Donna chiama libertà è la storia della giovane Nudem Durak, imprigionata dal 2015 solo per aver cantato nella sua lingua, mentre dal libro Diari dal carcere di Sepideh Gholian traggono spunto le canzoni: Una punta di rosso e Saluterò di nuovo il sole.
Da un punto di vista musicale le ispirazioni sono davvero tante, alla musica etnica, ma cantata in italiano con belle estensioni vocali, passando per la world music, non mancano altre influenze come succede nel brano Land Grabbing Blues dalle tinte marcatamente blues appunto. I pappagalli e le bombe, no! resta impressa per il ritornello efficace. Strumenti a corda, violini, fiati, accompagnano i testi. Due voci al femminile che raccontano storie di donne attraverso un linguaggio universale “troppo sole siamo tante non visibili alla gente”.
Tra ritmi palpitanti, storie di real life e fiabe tradizionali in musica, come potrebbero essere: Il folle di Gourga e La sacra quercia, la musica si fa politica e lancia un messaggio forte, chiaro e impossibile da rimandare al mittente, e anche se ci crediamo assolti noi siamo tutti fortemente coinvolti per cercare di rendere ancora questo mondo un posto migliore.
Citando De André, non a caso, perché questo disco è un ottimo esempio di buon cantautorato italiano dei nostri tempi.




