Nylon – Discretamente a pezzi
Recensione del disco “Discretamente a pezzi” (La Stanza Nascosta Records, 2025) dei Nylon. A cura di Imma I.
Che gran bel disco: scritto benissimo, eseguito uguale; pensato, arrangiato e proposto al pubblico come un vero e proprio regalo. Posso già affermare che è una delle cose migliori ascoltate in questo 2025.
I Nylon con “Discretamente a pezzi” si presentano come cantastorie di un tempo moderno, menestrelli centrati in un mondo che va alla deriva e sembra non aspettarci: la scelta delle parole, degli arrangiamenti, le chitarre acustiche che ci riportano a quell’aria di festa ma senza perdere la profondità con i testi dritti al punto e ricercati, ne fanno un album degno dei premi della musica d’autore. Le canzoni sono davvero tutte da riascoltare più volte. Canzone senza titolo è decisamente il racconto di una serata in musica, accattivante, conturbante e terribilmente onesta. Alice affronta un tema drammatico in maniera del tutto inaspettato e forse anche cinicamente corretto. Alleluja è un altro brano complesso ma con una musica eccellente. Isadora, che racconta la storia della Duncan, celebre ballerina, donna emancipata già alla fine dell’Ottocento, e dei suoi tormentati amori, in particolare quello con il poeta Sergej Esenin. Rudy Tremolo è invece una delle cose più originali che abbia mai ascoltato, sarà che sono per metà aversana, sarà che è una canzone strapiena di luoghi comuni sul mio territorio ma è una canzone che si fa amare in ogni suo verso e accompagnamento. Ho vinto ma perché mai bisogna aspettare che qualcosa si realizzi? Meglio tenersi già pronti con la canzone per festeggiare i successi.
Circo Malinconico è una bella canzone dalle tinte folk, “gli occhi della gente non perdonano”, mi ha ricordato L’equilibrista de I Ratti della Sabina. Wild West Rudy è una variante di Rudy Tremolo eseguita al piano classico e in chiave folk. La cosa più bella di “Discretamente a pezzi” è la capacità che hanno avuto Filippo Milani, Davide Montenovi, Adriano Cancro, con Riccardo Maccabruni e Beatrice Campisi, di accostare temi complessi, quali la pedofilia, il suicidio, la violenza sessuale a musiche eseguite alla perfezione, ma leggere, la gravità degli argomenti si percepisce tutta ma la soavità dell’accompagnamento lascia un sorriso amaro e un importante bisogno di riflessione.
È un album che ritroverete nei miei best of 2025.




