Djo – The Crux

Recensione del disco “The Crux” (AWAL Recordings America, 2025) di Djo. A cura di Tommaso Mosole.

Classe ’92, Joseph David Keery, in arte Djo, torna sulla scena musicale internazionale con il suo nuovo lavoro “The Crux”. Il musicista nonché attore statunitense ha beneficiato di un fenomeno abbastanza recente della discografia contemporanea, seppur diversi mesi dopo l’uscita del suo disco precedente “DECIDE”, ovvero l’improvviso successo del singolo “End of Beginning”, diventato virale su Tik Tok e generando, dunque, un successo inaspettato. Ciò di certo non toglie meriti a un artista che ha dimostrato di sapersela cavare e di essere davvero credibile.

Torniamo a “The Crux”. L’album, composto da dodici tracce, si differenzia abbastanza decisamente dalle sonorità di quello precedente. Se prima avevano un ruolo protagonista grossi sintetizzatori e atmosfere più ottanteggianti, ora a primeggiare sono suoni più dolci e rilassati, tipici di un certo modo di fare musica indie-pop nell’oltreoceano. Lonesome Is A State of Mind ne è sicuramente l’esempio, candidandosi a tutti gli effetti come papabile singolo. Non è da meno Basic Being Basic, che richiama elementi di “DECIDE”, i synth, appunto, e cori ben orchestrati: il risultato è ottimo. Segue Link, che a tratti sembra una citazione di quel gruppo inglese molto famoso dell’epoca gloriosa della musica rock, sul quale qualche anno fa è nato un biopic che ha riscosso altrettanto successo. Potion è invece un altro di quei brani molto rappresentativi di questo disco. Chitarre arpeggiate, voci leggere, falsetti e qualche arco ne fanno una simil ballad molto piacevole.

Delete Ya ricorda invece “End of Beginning”: chissà che porti ancora fortuna al buon Djo. C’è poi Egg, un pezzo lento che combina inizialmente voce e rullante, per poi fingere un’esplosione che non arriva, tornando alle intenzioni iniziali. È un brano sicuramente più sperimentale, ma che merita l’ascolto. Segue su una linea simile Fly, con il suo ritmo lento e le chitarre che dialogano tra loro. Da notare qui le dinamiche, davvero ben realizzate. Ostinato di piano, cori allegrotti e, come dice la stessa canzone, “un altro giorno” in Charlie’s Garden, il pezzo un po’ nostalgico da ascoltare in una bella giornata di sole con i finestrini della macchina abbassati. Gap Tooth Smile porta del sano rock nel disco, con chitarre, distorsioni varie e octaver. Ancora pianoforte, cori sognanti, sezioni di archi e atmosfere malinconiche in Golden Line, un’altra traccia ballad che fa il suo mestiere: la canzone d’amore che non manca quasi mai.

Sul finale “The Crux” si rivela nella sua religiosità. Back On You combina infatti due mondi, quello delle chitarre rockeggianti con quei cori della tradizione musicale cristiana. Infine, Crux, che contiene più o meno tutti gli elementi sonori che si possono ascoltare nell’album.

“The Crux” si presenta, come già detto, diverso dai lavori precedenti di Djo. È un disco che segue un approccio per niente banale di fare musica pop, piacevole ma allo stesso tempo abbastanza coraggioso, credibile. Djo si conferma dunque come artista interessante capace di dire la sua nel nuovo presente musicale. 

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