Ben Frost – Under Certain Light and Atmospheric Condition
Recensione del disco “Under Certain Light and Atmospheric Condition” (Mute, 2025) di Ben Frost. A cura di Paride Placuzzi.
Per farsi un’idea più chiara sulla struttura compositiva e la costruzione sonora di Ben Frost è sicuramente necessario vederlo almeno una volta dal vivo. È sul campo di battaglia che le sue traiettorie acquisiscono contorni affilati e pericolosi che mettono in luce una natura da discepolo del wall of sound anche se a volte questa disposizione diventa protagonista rischiando di compromettere il concetto di base. Ci stiamo comunque muovendo sul piano esperienziale nel pieno coinvolgimento di quasi tutti i sensi. E quando si smette di parlare di concerti e si iniziano a raccontare esperienze ci si rende conto che possono esistere diverse realtà sovrapposte. Quella di Ben Frost è senza dubbio gestita da eventi atmosferici estremi governati da un sole algido che irradia qualsiasi cosa abbia il coraggio di esistere. Avere la capacità di evocare paesaggi sonori e renderli praticamente tangibili è qualcosa di raro e divino.
Ma arriviamo al dunque. “Under Certain Light and Atmospheric Condition” è un album live registrato nell’arco di due anni di concerti in svariati punti del globo (tra cui Kiev, Avana e Naam) per il tour di promozione di “Scope Neglect”. Frost per l’occasione, così come nel disco, ha viaggiato con il connazionale Greg Kubacki già chitarrista nei folli Car Bomb. Greg indossa la chitarra e salda griglie sonore che rievocano quel minimalismo mantrico alla Terry Riley, solo più meccanico e indissolubile. È un viaggio fisico nella materia. Provate ad immaginare la storia dei movimenti tellurici racchiusa in 38 minuti di audio ed ecco che ci potremmo avvicinare alle sensazioni provate dagli spettatori durante questi concerti. Ben e Greg si muovono su due linee temporali differenti, una è il racconto e l’altra è lo spazio che esiste attorno al libro. Tritium Bath, Chimera e Turning the Prism provengono direttamente da “Scope Neglect” mentre Permcat, Trancelines, Black Thread e Prism Inversion sono tracce precedentemente mai uscite.
La dimensione live valorizza senza dubbio le proprietà dei brani che sembrano essere affamati d’aria e spazio. Questo disco da l’occasione di avere un focus più netto su quello che è l’universo frostiano.




