Mister Romantic – What’s Not to Love?

Recensione del disco “What’s not to Love?” (Eternal Magic Recordings, 2025) di Mister Romantic. A cura di Cinzia Milite.

C’è un fascino particolare nel vedere un volto noto di Hollywood spogliarsi dei ruoli da grande schermo per abbracciare una passione diversa, forse più intima e radicata: la musica. John C. Reilly, attore dallo sguardo profondo e dalla risata contagiosa, noto per performance memorabili e premi importanti, debutta ora come Mister Romantic, portando alla luce un album che è una vera dichiarazione d’amore al Great American Songbook.

“What’s Not to Love?” è un viaggio delicato, quasi cinematografico, attraverso 13 brani che si rifanno a un passato glorioso, a quelle canzoni che hanno narrato sogni, amori, speranze e malinconie di un’America ormai lontana. Con la sua voce calda e un timbro gentile, Reilly non si limita a riproporre vecchi classici: li fa suoi, li riveste di un’aura nuova senza mai tradirne l’essenza. Si parte da Dream, primo estratto scritto da Johnny Mercer nel 1944 e reso immortale da Sinatra e Orbison, che qui vibra di una dolcezza quasi marina, sospesa tra il sogno e il ricordo.

La magia di questo disco risiede anche nel gruppo di musicisti che accompagna Reilly: nomi importanti, vincitori di Grammy, che sanno come tessere atmosfere intime ma ricche, con violini, fisarmonica, cornetta e una produzione attenta, curata insieme a Davíd Garza, artista di spessore noto per collaborazioni con Fiona Apple e Sharon Van Etten. È una formazione che sa mantenere vivo quel sapore rétro ma senza scadere nel manierismo.

Mister Romantic non è solo un alter ego, ma un personaggio che racconta storie di eterno ottimismo e malinconia, di chi guarda il mondo con amore e umana fragilità. Come dice Reilly stesso, la musica è la sua piccola candela nell’oscurità, un gesto semplice ma potentissimo di empatia e condivisione. E non è difficile credergli, ascoltando un disco che sembra nato per ricordarci quanto sia bello lasciarsi andare all’amore, anche quando tutto sembra grigio.

In un’epoca di rumori e velocità, “What’s Not to Love?” è un abbraccio sonoro, un tuffo nelle radici di una tradizione musicale che non smette mai di emozionare. E se poi a cantare è uno che, tra un film e l’altro, sa anche rappare e calcare i palchi accanto a Beck o Dave Grohl, allora vuol dire che l’arte, quella vera, non ha confini.

In attesa di vederlo come Buffalo Bill nel nuovo western italiano “Testa o croce?”, John C. Reilly si regala e regala a noi questo debutto sincero e ricco di charme, un disco che parla di sogni, di amore e di speranza, con la semplicità di chi sa che ogni piccola luce è preziosa.

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