Thruppi – Thruppi

Recensione del disco “Thruppi” (Island Records, 2025) dei Thruppi. A cura di Paolo Esposito.

Due pianeti lontani, che si avvicinano, poi si scontrano, si fondono e si trasformano in qualcosa di nuovo. La neonata creatura si chiama Thruppi, ed è un meraviglioso di gioco di nomi, parole, composizioni, generi e stili diversi che scaturisce da Giovanni Truppi e i Thru Collected. Le due anime di questo progetto hanno tante cose in comune: hanno entrambi base a Napoli, fanno parte di un tessuto sociale e musicale che nel suo DNA ha pochi fronzoli, mescolano sapientemente la capacità di lavorare al contempo con i più grandi e in totale solitudine, tuttavia li divide un evidente gap anagrafico: “Ci piacevamo da lontano, ci siamo conosciuti e ci siamo piaciuti pure da vicino”, dice Giovanni, che sancisce questa unione in mezzo a un tour con la sua band e Sibode Dj e una serie di concerti estivi solo chitarra e voce.

Dal canto loro, è dal 2021 che i Thru Collected donano ai posteri piccole perle, individuali e corali. Basta citare “Il Grande Fulmine”  (2023), “Napoli Undercore”  e L’industria, il pop, la camera, il sesso (2022) per capire quanto sia importante ragionare d’insieme, avvalendosi delle prestazioni dei vari Specchiopaura, SANO, Altea e Alice Triunfo. L’estate del 2025 ci porta in dono qualcosa di ancora diverso rispetto alla traiettoria artistica di entrambi, una creatura che trae suoni dal sottosuolo partenopeo, li addomestica dolcemente e li consegna al songwriting intimo e narrativo di Truppi, che a sua volta chiama a sé il resto della compagnia per arricchire ulteriormente il lavoro.

L’inizio di Buianotte è all’insegna della malinconia, ambientata in un’oscurità che parla di un treno in partenza il mattino seguente, che però ha il compito di dividere i due protagonisti. L’elettronica – e i sentimenti – sono alla base di Sir Pente, che monta su di sé cantato e spoken words. Ancora più scarni gli arrangiamenti dell’esistenziale Denti perfetti, alternati tra piano, un semplice fruscìo di sottofondo e drum machine, cui seguono gli abissi di Tornare indietro, un interludio strumentale che introduce Napoli città di morte. L’irruzione degli Specchiopaura introduce un drum’n’bass che si alterna a un racconto di vita sotto forma di metafora del viaggio.

Più che suoni, voci: Vecchie fiamme è un pezzo corale, cantato in polifonia da Giovanni, SANO e Alice, ma che non disdegna – nei suoi intermezzi strumentali – fughe prog caratterizzate da cambi di tonalità e tempo. Nel finale di Nero, la malinconia fa spazio al futuro, elemento sconosciuto che naturalmente porta con sé incertezza, timore, ma anche solidarietà, voglia di stare insieme per scambiarsi un sorriso che ha il potere di cambiare le esistenze. 

Sette pezzi per altrettanti – piccoli – capolavori. Con questo disco omonimo, il progetto Thruppi non sbaglia un colpo attraverso il gusto della ricerca e il corretto bilanciamento tra suoni, voci e intermezzi, troppo spesso sottovalutati – facciamo totalmente ignorati – da un’industria discografica alla costante ricerca di hit chiassose e confusionarie. Qui invece sono inseriti opportunamente tra i pezzi e all’interno degli stessi, fungendo da respiro e momento di riflessione. Ultima notazione, all’insegna della nostalgia: il disco in formato fisico esce solo in vinile, che non è mai una brutta notizia.

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