Annahstasia – Tether
Recensione del disco “Tether” (Drink Sum Wtr, 2025) di Annahstasia. A cura di Sergio Bedessi.
Uscito il 12 giugno 2025, “Tether” è il primo album, dopo una serie di singoli e un EP, di Annahstasia (Annahstasia Enuke), cantautrice, ma anche visual artist dalla voce singolare e unica, stella nascente capace di ridefinire il genere folk grazie alle sue audaci esplorazioni sonore e non solo.
Arrangiamenti ben fatti, piacevoli, congegnati in modo impeccabile, contorno perfetto per una voce particolare, non artefatta né corretta come purtroppo oggigiorno quasi sempre si può ascoltare. Annahstasia in questo album non solo sfrutta la propria grande estensione vocale, ma gioca in modo mirabile con le basse frequenze, con risonanze a volte rauche e intimiste, altre volte melodiche, capaci di dare un’interpretazione veramente singolare ai pezzi di “Tether”. Il lavoro musicale della cantautrice e artista visiva nigeriano-americana ruota intorno ai concetti di casa, di identità, di natura, che lei esplora in modo catartico e riflessivo, usando spesso il parlato anziché il cantato, con una pronuncia particolare, con parole masticate, a tratti sussurrate, come fossero dette solo per se stessa.
L’album è composto da undici pezzi nei quali si passa da una riflessività estrema, come in Be Kind, in cui la musica spesso si interrompe per lasciare spazio alla voce che semplicemente parla e non canta, a un lasciarsi andare in una fiducia incondizionata nel futuro, come si può ascoltare in Unrest, data dalla semplicità delle cose (“Why worry when/The sky didn’t fall in/The moon stills sets/And the sun still rises”), con un testo che richiama alla mente alcuni brani di Bob Marley e la sua fiducia totale in Jah, e un ritmo che è una sorta di incedere con un ritmo altalenante e piacevole.
Il forte senso di inesorabilità che si può apprezzare in Overflow, dove viene descritto un ineluttabile avvicinamento fra due persone per arrivare così a un’unione totalizzante (“I’m going down in your history/It’s not up to you/It’s not even up to me”) riappare, in versione diversa, in All Is. Will Be. As It Was., sorta di racconto parlato con l’accompagnamento sommesso di chitarra e pianoforte, una storia sussurrata e non cantata che usa parole oniriche e che si chiude con un auspicio morale: “may your thoughts never betray you”.
Un album da ascoltare tutto di un fiato, che esplora molti temi esistenziali con testi poetici e figurativi, a volte allegorici altre volte descrittivi, e dove la caratteristica forte è la voce davvero spettacolare e unica di Annahstasia.




