Debby Friday – The Starrr of the Queen of Life
Recensione del disco “The Starrr of the Queen of Life” (Sub Pop, 2025) di Debby Friday. A cura di Sergio Bedessi.
Esce oggi, 1° agosto 2025, “The Starrr Of The Queen Of Life”, secondo album dell’artista canadese Debby Friday, per la casa discografica Sub Pop, album il cui titolo indulge all’ambivalenza fra richiami astrologici e cosmologici e un particolare ed enfatico spelling della parola “Star”.
Si tratta di undici pezzi, abbastanza variegati, sia come temi presenti nelle parole, sia dal punto di vista dello stile musicale, dove il filo conduttore è quello dell’ostentazione di una certa sicurezza artistica enfatizzata sin dal primo lavoro in studio di Debby Friday, una musicista che è da collocarsi in una posizione unica nel panorama attuale.
Se per un verso si potrebbe definire la sua musica come elettronica sperimentale, di contro risulta essere priva di quella rudezza tipica delle sperimentazioni spinte, essendo inoltre percepibili influenze synth punk ma anche deconstructed club, con sonorità industrial ambient, arrivando a un abbattimento totale dei confini fra questi generi, avvicinandola in questo modo ad altri artisti come clipping. e Yeule.
La parola “Starrr” contenuta nel titolo dell’album si ricollega a questa multiformità artistica, quasi a rimarcare con l’aggiunta delle tre “r” un variegato concetto di successo, connettendosi però anche alla trasformazione personale collegata alla propria storia di vita: nata in Nigeria da madre di origine Yoruba, trasferitasi in Canada in tenera età, spostatasi poi fra varie città canadesi, giocando, come spesso ha fatto nelle varie interviste, sulla non specificazione della propria identità di genere.
Nel 2023 Debby Friday ha vinto il Polaris Music Prize con l’album “GOOD LUCK” identificandosi così come una delle artiste più innovative nel panorama musicale canadese, un’artista che crede nella capacità dell’arte di rappresentare una coscienza collettiva e, grazie al cambiamento e alla forza propulsiva dell’arte stessa, di far progredire la società. L’approccio artistico sperimentale e cross-genre della musica di Debby Friday è dunque dovuto a questi concetti oltre che agli effetti del suo nomadismo che riflette la diversità culturale e musicale incontrata nei vari spostamenti, a partire dall’origine nigeriana.
Nell’album si incontrano pezzi con parole possenti, come 1/17, dove si parla di fisicità sensuale e di travolgente passione fisica, ma anche disco music parossistica (In the Club) con modulazioni vocali quasi rap. Potente e stimolante, tanto per le sonorità quanto per gli inserimenti vocali pulsanti risulta essere Higher, mentre Leave. (con il punto finale) è un pezzo lento e riflessivo, con parole che inneggiano al senso di distacco, probabilmente il più sperimentale di tutti i pezzi, con l’abile stratagemma musicale dell’interruzione totale (per questo il punto) prima della ripresa finale, provocando così un piccolo shock a chi ascolta, in modo da richiamarne l’attenzione sulla chiusura. Darker the Better è il pezzo migliore, più originale, orecchiabile, ben scandito, organizzato e calibrato, un piccolo capolavoro nel suo genere.
In sintesi più che un album da acquistare: un’artista da seguire per i contributi musicali futuri che sicuramente non mancheranno.




