GoGo Penguin – Necessary Fictions

Recensione del disco “Necessary Fictions” (XXIM Records, 2025) dei GoGo Penguin. A cura di Giovanni Mastrapasqua.

Diciamo la verità: i GoGo Penguin, almeno per quanto mi riguarda, sono affidabili come il sole che sorge. Quando ascolto un loro nuovo lavoro, sono ragionevolmente sicuro che ciò che uscirà dal supporto musicale che utilizzerò avrà decisamente il suo perché e non mi deluderà. Ciò non significa, però, che il trio di Manchester si sia seduto sugli allori e abbia smesso di cercare nuove strade, alla ricerca di soluzioni ancora inesplorate che arricchiscano il loro sound di nuove sfumature. Credo che, per i GoGo Penguin, il termine “curiosità” abbia un forte significato e valore, e che questa spinta a conoscere, scoprire ed esplorare territori nuovi sia più viva che mai.

Non che il pianista Chris Illingworth, il bassista Nick Blacka e il batterista Jon Scott (che da qualche anno ha sostituito il membro fondatore Rob Turner) si siano messi a suonare metal — sarebbe probabilmente assurdo — ma qualche novità di rilievo nel nuovo lavoro “Necessary Fictions” si può riscontrare.

La base è ancora quel mix tra nu jazz, ambient ed elementi di impostazione classica, a volte più cinematico, altre più ritmato, sempre contaminato da un pizzico di elettronica. E se già nel precedente “Everything’s Going to Be Okay” quest’ultima era presente in buone dosi, in “Necessary Fictions” risulta più a fuoco rispetto al passato, pur senza mai prevalere sugli strumenti acustici. In tal senso, il brano What We Are and What We Are Meant to Be ne è un’ottima dimostrazione, grazie all’uso di sintetizzatori modulari, così come l’intermezzo atmosferico di Background Hiss Reminds Me of Rain.

Un’altra importante novità che emerge subito è l’utilizzo, per la prima volta in un loro album, di una voce: accade in un solo brano, Forgive the Damages, anche terzo singolo estratto. In questo pezzo, rassicurante come un abbraccio, compare la voce dell’artista ugandese Daudi Matsiko, che li accompagnerà in tour, almeno in quello europeo previsto per l’inizio del 2026. Il risultato è un brano caldo, indie-pop oriented, alla Coldplay dei tempi migliori. Onestamente, però, pur apprezzando l’idea, lo trovo il brano meno coerente con il resto del lavoro.

Il disco cresce in maniera netta traccia dopo traccia, e come sempre le percussioni rimangono un elemento fondante e distintivo del loro suono, come in The Turn Within, una delle vette dell’album. Ma è soprattutto nel notevole trittico centrale che le atmosfere si fanno meno luminose: dalla tetra Living Bricks in Dead Mortar, si passa a Naga Ghost, dove anche il piano viene suonato come uno strumento percussivo, arricchito da un ottimo assolo di contrabbasso — non così frequente nella loro musica — che fa da preludio a una riuscitissima parte finale, con il ritorno dei synth. Segue poi la deliziosamente malinconica Luminous Giants, impreziosita dal violino di Rakhi Singh e del suo Manchester Collective.

In tutta questa parte di “Necessary Fictions” — e anche nel finale — emerge con forza l’indiscutibile qualità dei tre musicisti inglesi, non solo come strumentisti, ma anche come compositori e arrangiatori.

Dopo le evidenti influenze jazz/ambient/etniche ispirate dalla sacerdotessa Alice Coltrane nella spirituale Float, verso la fine del disco ritroviamo — rimanendo in tema di novità — la collaborazione con il Manchester Collective, presenti anche in State of Flux, dove il loro contributo si fa sentire in modo marcato nel finale. Una sinergia che riesce ancora una volta nel difficile intento di elevare ulteriormente il valore complessivo di questa nuova fatica.

La conclusione è affidata a Silence Speaks, che chiude in bellezza “Necessary Fictions“: un lavoro ambizioso, prodotto con la solita classe, che mostra ancora una volta quanto i GoGo Penguin siano più vivi che mai.

Post Simili