Imha Tarikat – Confessing Darkness

Recensione del disco “Confessing Darkness” (Prophecy Productions, 2025) degli Imha Takikat. A cura di Imma I.

“Confessing Darkness” è una bellissima conferma per il gruppo tedesco degli Imha Tarikat, annunciato da un po’ e anticipato dall’uscita del singolo The Day I Died (Reborn into Flames).

Il black metal mantiene saldamente fede alla sua promessa originaria: non cedere a patti mai, non abbandonare il metallo solido per basi elettriche, lasciare tutto lo spazio che meritano a voce graffiante e batteria, e questo album non tradisce per niente gli standard ricercati, anzi li innalza, li sostiene con equilibrio e si fa ascoltare tutto d’un fiato senza perdere brillantezza.

Le canzoni sono undici piacevoli sorprese che non perdono mai vigore e determinazione sia nelle tracce più brevi che in quelle più dilatate, come l’omonima Confessing Darkness, una scoppiettante dark ballad al sapore di zolfo dei fuochi d’artificio che sembrano proiettarsi a ogni cambio di ritmo, di scena, di immersione sonora, con la voce che non molla mai la presa e continua il suo dialogo ardente con la batteria in una confessione sofferta che sembra sfociare in una danza funebre verso il groove.

Intro Aufbruch ci conduce nell’antro infernale, lasciando chiudere dietro di noi la porta della serenità, mentre Wicked Shrine ci accoglie con tutta l’aggressività dei rullanti potenti aprendosi alla bella ritmica della seconda parte della canzone.

Another Failed Ritual ci cattura come una stria che compie il suo rito durante una notte di luna calante, l’eco si espande, l’assolo di chitarra squarcia il buio, il ritmo perturbante segue il mantra della realizzazione dell’incantesimo, così come Voices of Bitter Epiphany che non cala mai restando intensa e per niente banale con le sue bellissime chitarre.

Excellent Grief è una canzone che ha tratti epic metal, è solenne con la sua esecuzione magistrale e i tamburi possenti sulle battute di coda. Memoria Dei (Profanity and Devil) mantiene viva la fiamma della tensione con un ritmo battente che sembra allinearsi a quello cardiaco. The Day I Died riassume tutto l’equilibrio magistrale mantenuto per tutto l’album, da una intro quasi pacata, sommessa si accede a un insieme di note cattive, aggressive ma mai scontate, con idee davvero interessanti e ben sviluppate, c’è molto da attingere.

Il gruppo si mostra come perfettamente amalgamato e i suoni arrivano perfettamente omogenei, seppur in tutta la loro forza. 

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