Vines – I’ll be here
Recensione del disco “I’ll be here” (Autoproduzione, 2025) di Vines. A cura di Sergio Bedessi.
“I’ll be here” è l’album di Vines, pseudonimo della polistrumentista e compositrice newyorkese Cassie Wieland, uscito il 18 luglio 2025 e autoprodotto.
Si tratta di un progetto solista, profondamente personale, un album che segue l’EP del 2023 “Birthday Party” e che ci presenta un’artista ormai pienamente formata, che offre all’ascoltatore una finestra sul proprio mondo interiore, utilizzando una produzione musicale molto sofisticata. Una musica che spazia fra suoni di synth, archi, percussioni, vocoder di vario tipo, un’induzione alla riflessione oltre che una condivisione della propria visione della vita.
L’album “I’ll be here” può essere considerato un punto di discrimine, apice degli anni passati, con la creazione di paesaggi sonori sofisticati, ma anche punto di partenza per il futuro, con la dimostrazione evidente che tutto il tumulto emotivo passato si è adesso trasformato in meditazioni musicali ben più minimaliste anche se sempre di ampio respiro.
La storia di questa giovanissima artista è particolare e testimonia il suo enorme valore. Risultata uno degli otto compositori residenti selezionati per il Mizzou International Composers Festival del 2022 (University of Missouri) tra un totale di 532 candidati provenienti da 49 paesi, Cassie Wieland è nata in Illinois anche se risiede a Brooklyn, ha una laurea triennale in composizione presso l’Illinois State University e una laurea magistrale in composizione presso l’Università dell’Illinois.
Le opere di Cassie Wieland, oltre che apprezzate dalla critica musicale (New York Times, Financial Times, Musical America, I Care if You Listen, The Road to Sound e molti altri), sono state commissionate ed eseguite da molti artisti di alto livello, hanno avuto riconoscimenti importanti e la sua musica è stata presentata in eventi di rilievo come la Bang on a Can Marathon, l’Hot Air Music Festival, l’MKE Unplugged, il Red Note New Music Festival e il Maryland Wind Festival.
Alcuni pezzi dell’album sono rimarchevoli di attenzione da parte dell’ascoltatore. Fra questi I’m getting sick bel pezzo introduttivo, si direbbe di un genere neoclassico più che sperimentale dal momento che all’interno presenta canoni abbastanza rigorosi e ben definiti, un pezzo personale che però ben trasmette all’ascoltatore le emozioni dell’artista. Undercurrent costruito intorno a suoni noise sui quali abilmente si innesta la voce modificata dal vocoder e che dopo una lunga introduzione sfocia finalmente in qualcosa di più ampio facendosi aiutare dal suono degli archi che conducono da un magma musicale indistinto fin dentro il possibile riconoscimento di armonie abbastanza delineate.
King of swords pur essendo più tradizionale rispetto ad altri pezzi, perché ha una struttura più usuale e alla quale l’ascoltatore è certamente più abituato, non per questo è un pezzo banale e anzi riesce a fornire all’ascoltatore un senso di epicità davvero singolare. Tired che inizia subito a ritmo con una particolare scansione ripetuta e poi seguita dalla voce modificata dal vocoder presenta le fattezze di una malinconica cantilena che stimola la riflessione mentre I’ll be here, la title track, è un pezzo magnifico si muove tutto intorno a tre note che si ripeteranno dall’inizio alla fine dimostrando come la bellezza, anche in musica, è spesso data dall’eleganza della semplicità melodica.
Nel complesso un album notevole, che si stacca dalla maggioranza dei prodotti musicali di musica sperimentale, talvolta ovvi e poco ricercati, e che fornisce all’ascoltatore l’immagine fedele di quella che può essere considerata una delle più importanti artiste emergenti: Cassie Wieland.




