Joe Bonamassa – Breakthrough

Recensione del disco “Breakthrough” (Provogue/J&R Adventures, 2025) di Joe Bonamassa. A cura di Imma I.

A pochi anni di distanza dall’ultimo lavoro in studio “Blues Deluxe Vol.2” Joe Bonamassa è tornato più ardente che mai, deliziandoci con un album che brilla per intensità, originalità e ovviamente per la musica blues.

In pieno tour, che lo ha portato ad esibirsi anche in due città italiane (Pordenone e Roma) è uscito “Breakthrough”, un album dalla bellezza profonda e dalle sonorità spaziali. Dieci tracce che si susseguono con maestria, tecnica assoluta e passione viva per quello che si sta proponendo.

Un ritorno pieno di buone intenzioni e carico di argomenti. La title track Breakthrough, ci introduce in un blues caldo, dalle tinte barocche e da ritmi elaborati ridondanti, i cori gospel caratterizzano il cantato in questa ma anche in altre canzoni, così come gli assoli di chitarra che ci inebriano profondamente. Trigger Finger, entusiasma per il suo groove, mentre la chitarra di Bonamassa, con la sua intensità, non ci abbandona mai. I’ll Take the Blame ci ammalia con le sue scale arpeggiate mentre il suo sound di fuoco ci invade e ci possiede. Drive By the Exit Sign è un sensuale ritmo funky che ci invita a danzare per tutta la notte. Broken Record è la ballad del long play, strumentale, appassionata, ed è anche la canzone più lunga del disco, con slide tirate e ritmo intimistico. Shake this Ground riempie l’anima di una luce salvifica che inonda e cura, Still Walking with Me è una delle tracce più rock dell’album, con un’esibizione cantata delle più sentite: calda e avvolgente.

Life After Dark è la canzone più sincera del disco, inizia con un assolo, abbandona i costrutti moderni per regalare emozioni che sanno di passato, strutturata come si faceva un tempo: intro, strofa, ritornello e inciso. Stupenda. Il rock cazzuto di You Don’t Own Me piacerebbe anche a Jerry Lee Lewis, per il pianoforte e per i controtempi perfettamente eseguiti. Pain’s on Me dice, urla, chiama blues per tutti i suoi 5 minuti e 47 secondi, e conclude con uno degli assoli più spettacolari di tutto l’album e gli effetti stilistici sapientemente apportati.

Questo nuovo lavoro discografico di Joe Bonamassa mi ha letteralmente rapita dai miei pensieri e mi ha traportato dove la musica è battito, fuoco, calore, è peccato e redenzione insieme, la fonte originaria che ti possiede e ti purifica. Ho preferito le canzoni marcatamente blues alla ballad Broken Record, ma ogni canzone ha il suo perché all’interno del disco. Il talentoso bluesman americano riesce lui a far sudare le corde della chitarra, che si agita, si dilata, si inarca sotto le sue dita e vibra di pura estasi. È un disco che ti fa venire voglia di muoverti, di ballare, che assorbe l’eredità dei grandi, Elvis in primis, e che invoglia a scatenarsi.

Un lavoro eterogeneo ma con un fil rouge comune in ogni singola interpretazione, mai calante, originale in ogni singola canzone. L’album è stato realizzato con la produzione di Kevin Shirley, già da tempo collaboratore anche di altri artisti di successo (Iron Maiden, per citarne alcuni), ed è stato scritto con Tom Hambridge, già vincitore del Grammy, “Breakthrough” è un disco che supera il blues, sfocia nel rock più puro e che ci trascina nei meandri della musica d’autore. Joe Bonamassa conferma senza uguali il suo successo nella classifica Billboard.

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