Big Freedia – Pressing Onward

Recensione del disco “Pressing Onward” (Queen Diva Music, 2025) di Big Freedia. A cura di Nicola Stufano.

“Tu hai visto la luce?”

“Ma sono gay, Big Freedia!”

“Tu hai visto la luce!!”

“Sì! SI! GESÙ CRISTO HA COMPIUTO IL MIRACOLO!!! HO VISTO…LA LUCE!!!”

Potremmo riassumere così, in 4 righe, il terzo disco in studio, praticamente autoprodotto, di Big Freedia, drag queen di New Orleans e regina locale della Sissy Bounce music, praticamente un sottogenere del sottogenere dato che la bounce music non è altro che una versione Southern dell’hip hop. In breve: tanta gavetta, un quarto di secolo nel mondo dello spettacolo che negli ultimi anni le ha permesso di raccogliere una certa popolarità, tra una collaborazione con Kesha e Beyoncé che le ha chiesto più di un campionamento vocale per i suoi dischi.  

“Pressing Onward”  rappresenta la chiusura di un cerchio aperto dal piccolo Freddie Ross attraverso sua nonna Georgia, direttrice del coro della chiesa battista nel quale ha cominciato a cantare; coro gospel, ovviamente. Un disco radicalmente gospel nei testi e nei contenuti, contaminato dalla musica di Big Freedia e pensato per “quelle persone che in chiesa non vengono accettate, per la loro sessualità, per ciò che sono”.   

We don’t need a preacher to go to church / We don’t need a deacon to hear the world” è la frase-manifesto di Church, e se vogliamo dell’intero disco. Registrato negli Esplanade Studios, che un tempo erano una chiesa e ne portano ancora la struttura, con un enorme organo a canne centrale in bella mostra. Un luogo ideale per registrare un disco di tale entità, con ospiti della musica e dello spettacolo come Billy Porter, Dawn Richard, Tamar Braxton, K. Michelle. 

Vogliamo parlare del disco? Impatto Sonoro ha trattato molto raramente il gospel, per lo più in forma poco convenzionale, e ancor più raramente la Bounce Music. Non è qualcosa che di solito spicca nelle nostre playlist, neanche in momenti di ubriachezza molesta. Però il gospel non fa schifo, anzi. E “Pressing Onward” non fa eccezione. É un disco pregno della gaiezza del genere, ottenendo abbastanza presto l’effetto “Sister Act” che lo rende ascoltabile in qualsiasi situazione senza troppa vergogna. Malamente ironico che un disco così allegro e felice esca pochi mesi dopo la perdita di Devon Hurst, compagno ventennale di Big Freedia, e si direbbe non casuale la scelta di far diventare l’ultima canzone title track, un inno ad andare avanti.

Cos’altro aggiungere? Metallari, emocore e amanti dello shoegaze e del black ambient, per una volta non storcete il naso e lasciatevi trasportare, può darsi che vedrete la luce. 

Post Simili