Conan Gray – Wishbone

Recensione del disco “Wishbone” (Republic, 2025) di Conan Gray. A cura di Alessandro Valli.

Conan Gray fa un ritorno strategico nel panorama musicale con “Wishbone” a poco più di un anno dall’uscita di “Found Heaven”, un coraggioso album uptempo e brillante che irradiava sonorità e estetiche anni 80. 

È tornato ora a quello che era più il suo stile degli albori con ballate che strizzano l’occhio alla commerciabilità e interpretate con l’intimità che tanto ha fatto innamorare i suoi fan, ma questa volta con un elemento inedito. Si tratta infatti di uno pseudo visual album: i video musicali dei tre singoli si collegano e insieme al resto delle tracce raccontano una complicata storia d’amore tra i personaggi fittizi di Wilson e Brandon.

Questa nuova musica è animata da una caricatura romanzata che innalza incredibilmente delle apparenti whisper songs in power ballads, pronte per essere performate ad un concerto o anche solo accattivare l’orecchio di un ascoltatore per radio. I copiosi layering di voci in Nauseous o gli arrangiamenti orchestrali nell’opener Actor e in This Song regalano estrema saturazione e ricchezza sonora alle tracce. Mai da smielare di stucchevolezza, ma abbastanza da rendere questo progetto un easy listening.

L’album bilancia perfettamente potenziali hit, come l’arroganza grungy di Romeo con influenze rock anni 90’, e momenti vulnerabili come il soffio innevato di Class Clown, un ariosa e delicata carezza invernale. La passione con cui canta una superstizione astronomica in Eleven Eleven la palesa subito come un instant classic nella discografia di Gray.

There’s wishbones and clovers and numbers from heaven / Shapes in the stars to invent our connection / I still wait for you at 11:11

È tutto insomma estremamente perfetto e giusto, forse fin troppo…

La questione sta infatti nella mancanza della stessa intrepidezza che c’è stata nello sperimentare il synth pop anni 80 in “Found Heaven” che, diciamocelo, è ancora ad oggi forse l’era più figa e sorprendentemente ben interpretata di Conan Gray, per quanto la più povera di stream. È evidente che l’artista abbia fatto un vero e proprio passo indietro per tornare nella sua comfort zone e per assicurare un miglior successo discografico.

C’è anche da considerare che per un tema e una storia di questo tipo dei sound dagli echi à la Bon Jovi o Michael Jackson non sarebbero stati forse la scelta più adatta. 

Ha infatti rivelato il cantante di aver scritto ogni canzone nel silenzio e nella privacy del dietro le quinte mentre era in tour, nei momenti insomma di maggior introspezione. Qualcosa di profondamente riservato e sognante che è ben trasmesso nella produzione dreamy. Diventa anche sempre più palmare il tema cozy dell’album dall’annuncio del tour a suo supporto “The Wishbone Pajama show”, che invita chiaramente i fan a indossare i loro outfit simil-pijama migliori agli spettacoli.

Non mancano anche momenti di sorpresa. Soprattutto la voce di Conan è maturata tanto e si percepisce l’ispirazione di altri cantanti in diversi momenti d’ascolto. I vocal yodeling di Vodka Cranberry e della speranzosa Care dal dream pop anni 90 ricordano un po’ lo stile di Dolores dei Cranberries o anche solo la proposta più recente di Chappell Roan. Nell’aldeidica My World un falsetto limpido e celestiale manifesta un inno bisessuale dal ritornello semplicemente irresistibile:

It’s my world and it’s my life, it’s my girl and it’s my guy, I’ll kiss ‘em if I might like

Wishbone” è tutto sommato un delizioso concept album facilmente apprezzabile, in cui è lampante la maggior presa in possesso di confidence da parte di Conan Gray, seppur giocando un po’ sul sicuro. Sarà interessante vedere quali strade l’artista prenderà in futuro e che tipo di sound esplorerà.

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