The Favors – The Dream

Recensione del disco “The Dream” (Darkroom, 2025) dei The Favors. A cura di Alessandro Valli.

Non sempre nella musica servono centinaia di produttori o complesse pianificazioni, a volte bastano anche solo due voci e una pura coincidenza per creare qualcosa di significativo, come un semplice messaggio che ha permesso a Finneas e Ashe di creare il supergruppo The Favors, con il loro primo frutto di debutto “The Dream”.

La copertina è un lampante richiamo alla dolcezza vintage di “Rumours” dei Fleetwood Mac, la cui ispirazione non manca neanche nel sound. La gioiosa title track irradia una luce da domenica mattina, perfetta per aprire la giornata canticchiando in cucina. “I told you to slow down” afferma la medesima, ed effettivamente un po’ tutto l’album vive su ritmi lenti, intimi e uniti da una strumentazione organica. Lo sciabordio dell’acqua in Lake George è tutto quello che serve per offrire un profondo senso di naturalezza all’ascoltatore.

Si tratta forse di un’uscita sorprendente o rivoluzionaria? No. E non è nemmeno il suo obiettivo. Finneas e Ashe sono rimasti estremamente coerenti con ciò che hanno sempre offerto finora nei loro repertori da solisti. Con canzoni che non evolvono più di tanto, una produzione un po’ tutta in jamming e con tanto di transitions fatte di registrazioni “behind the scenes” nello studio. Ma è una semplicità che possono permettersi di proporre e che soprattutto non è mai scontata. Al contrario si riconfermano le enormi capacità di Finneas che scrive e produce anche per la sorella Billie Eilish, dando azione al suo genio creativo. Qui però l’artista si concentra piuttosto sulla qualità di una compattezza sonora che mette in luce la ricca conoscenza che ha della musica anni ’70.

Da suggerimento del titolo, sono diverse le tracce dreamy: dal fascino di una volta raccolto nell’intro Restless Little Heart “I’m a fool in love”, alla dolce fusione delle due voci nel cozy soft rock di Moonshine, o anche gli echi anni 50 nella rilassata Ordinary People. Un qualcosa di incredibilmente intramontabile e senza tempo, senza rinunciare però all’apprezzamento di un’audience più giovane. Necessary Evils sembra essere creata apposta come canzone strappalacrime dell’album, con un testo molto più presente e reale di quanto sembri. Il disco non smette mai di essere pittoresco. Ogni singola canzone è in grado di raccontare storie d’amore cinematografiche, l’urbana lettera d’amore The Hudson dipinge caldi palazzi mattonati di New York, o il sereno simulacro di alberi in Central Park irradiato dal groove di The Little Mess You Made sprigiona energia e vita cittadina. Il suo climax si costruisce su un passionale botta e risposta che condivide con il dinamico dialogo di David’s Brother uno dei momenti più giocosi dell’intero progetto.

È evidente che i due cantanti si siano divertiti nell’intero processo di creazione di “The Dream”, senza neanche tanto sforzo. Il featuring più sporco e downtown di marinelli, amico e collaboratore fidato di Finneas, in Someday I’ll Be Back In Hollywood testimonia ancor di più la spontaneità dell’opera e l’impegno verso il mantenimento di un lavoro di squadra genuino.

I The Favors hanno percepito con tutta la facilità del mondo una chimica efficace tra loro e si sono proclamati molto abili nel creare un romantico spazio retrò arricchito da testi incisivi rinfrescati da un tocco moderno. Piuttosto disarmante considerando che hanno dimostrato tutto questo già con il debutto “The Dream”.

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