Raein – Forme Sommerse

Recensione del disco “Forme Sommerse” (Persistent Vision Records, 2025) dei Raein. A cura di Andrea Vecchio.

Mancava proprio, in questo anticipo di autunno, un nuovo disco dei Raein. Insomma, la fine di agosto è uno di quei due o tre periodi dell’anno in cui si tirano le somme, si fanno progetti, ci si rende conto di non aver sfruttato adeguatamente i saldi estivi, si cerca un modo per affrontare le stagioni fredde, si prenotano gli esami del sangue, si fa legna e si controllano le provviste. Beh, quest’anno la legna la faremo da soli, ascoltando “Forme Sommerse”, uno di quei dischi che porcogiuda ti fa capire che sei un po’ troppo acciaccato per far le cose con fretta ed entusiasmo, ma che contemporaneamente ti rende orgoglioso, perché parliamoci chiaro, da quanti anni ascoltiamo musica punk? È vero, dopo la reunion di due anni fa era lecito aspettarsi un lavoro nuovo, ma non è mai stata, alla fine dei conti, una cosa così dovuta o necessaria. Ci bastavano così com’erano, i Raein. Ci bastava quella forma di punk.

Dico questo perché si fa fatica , ad ascoltare un loro disco. Non è un’operazione semplice, o almeno non lo è per me. Ti ci devi immedesimare, ti devi mettere a nudo e poi, soprattutto, ne devi parlare. Ne avverto il bisogno. È un procedimento ieratico, che non può avere come argomento la  sola parola “musica”. La vivo troppo male, forse, ma siamo davanti ad un altro capitolo di una band formata da ragazzi che hanno cambiato letteralmente il modo di suonare la musica punk rock, la musica alla quale siamo abituati e che ci bastava così com’era.

“Forme Sommerse” è un disco che si compone di due sole canzoni, per un totale di quasi ventotto minuti di Raein. Si trascina con sé le parole di Love and death, la canzone che più adoro nella loro produzione, le unisce con i passi lunghi che abbiamo imparato a conoscere in “Perpetuum”, senza però corroborarle con cori o ripetizioni, per poi inserire, tra loro, lo spazio di marcette e stacchi. 

Impariamo ad ascoltare un altro periodo, con “Forme Sommerse”, e drammaticamente non ci resta altro da fare. Il problema sostanziale è che queste forme sommerse, di cui parlano i forlivesi, a volte si palesano. Emergono con prepotenza nelle parole delle due canzoni, ma contemporaneamente le troviamo nei gatti che passeggiano tra le piante infestate dalla Popillia, nelle immagini dei telegiornali, negli sguardi di chi si sveglia alle quattro di mattina per andare a scaricare cassette ai mercati generali, nei centralini che non rispondono mai, nei messaggi che abbiamo ancora lì da mandare, nei nostri telefoni, fermi al pit-stop da mesi. 

Ciò che non si vede / ciò che ci costringe. Nomadi / nel fango”. E poi ancora, tornando a parlare di un inevitabile passaggio generazionale, “I nati oggi / Il sacrificio che avete scelto”. 

È stato importante, per i Raein, scrivere queste due canzoni, questo disco. Si sono resi conto di voler scrivere un altro capitolo della loro storia, una storia che si fonde con la nostra, che ascoltiamo punk rock.

“Forme Sommerse” esce per la based in Richmond Persistent Vision Records, ma sarebbe potuto uscire anche per Life of Hate, Pure Pain Sugar, per Ape must Kill not Ape, Sons of Vesta o Deathwish: siamo ancora vivi.

Post Simili