Die Spitz – Something to Consume

Recensione del disco “Something to Consume” (Third Man Records, 2025) delle Die Spitz. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.

Ava Schrobilgen, Chloe De St. Aubin, Ellie Livingston e Kate Halter sono le Die Spitz. Arrivano da Austin e, nel tempo, hanno attirato le attenzioni di OFF!, Amyl and the Sniffers e Viagra Boys, band per cui hanno aperto svariati concerti e, non ultimi, i talent scout dell’etichetta di Jack White (o magari proprio lui in persona, che sappiamo essere di orecchio ben più che fino), la Third Man Records.

Le quattro del Texas cacciano fuori un album di debutto fuori scala e, per renderlo ulteriormente “ingiocabile”, si avvalgono delle facoltà superiori al banco mix di Will Yip (un signore in grado di dare un bel power up a band come Quicksand, Scowl, Soul Glo, Mannequin Pussy, e questo solo per stare nell’alveo di un “singolo” genere, perché ha lavorato anche con Scholly D e Lauryn Hill). Mica male, come “primo passo”. Mica male per niente.

Chi apre il disco con il brano perfetto ha già fatto l’en plein e le Die Spitz lo fanno: Pop Punk Anthem (Sorry for the Delay) è una lama raggiante, è davvero un anthem pop punk, un omaggio a quelle sonorità, a sentire Schrobilgen, un mix letale di alt rock Novanta e melodie bestiali, agrodolci che fanno la spola tra paradiso e inferno anche grazie alla duplice natura vocale di Ava, intonante ossessioni e insanità (“How you feeling? / Such a stupid thing to say”).Throw Yourself to the Sword, dal titolo eloquente, ma non solo. Apre il tipico riff supernasty, figlio di Iommi, ritmica stompona, cantato infame (questa volta è la chitarrista Livingston al microfono sbraitando inferocita “Throw yourself to the sword / Take what’s mine, I take two times more”) che guarda al noise rock più furibondo, con quel tocco di heavy metal che si riflette nelle lame degli spadoni a due mani del video e il gioco è fatto. E quando quei riff tornano “nastier”, ma a servizio di un brano che potrebbero aver scritto i Dinosaur Jr.? Ecco American Porn, uno schiaffone sui denti di una società del consumo dell’immagine, deteriorata e deteriorante (“Shut your mouth, show your face”). Il deathpunk di Red40 è una cannonata in pieno ventre, ringhia e si abbatte, schianta. Quadrata e aperta, Punishers è rock alternativo gonfio e propulsivo, melodicamente ineccepibile.

Le sognanti Go Get Dressed e Voir Dire mostrano un altro lato ancora del vocabolario delle Die Spitz, un lato che mostra universi paralleli. Doom e shoegaze si dibattono sotto la superficie di Sound to No One, vocalità eteree, armatura elettrica inscalfibile, ritmi aperti (e se voi piazzaste questo brano nel nuovo disco dei Deftones sì che avreste qualcosa di veramente imperdibile), e quel giro di basso in uscita che fa di tali frequenze una carezza. Dura poco, arriva RIDING WITH MY GIRLS, punk’n’roll, veloce, ferina, un canto di libertà assoluta (“And we don’t care what you say / We’re the girls, we’re gonna ride”).

E libere sono le Die Spitz, come lo è “Something to Consume”, di dilaniare la tela della musica alternativa targata 2025 con una forza che, a bene vedere, non è da tutti. Anzi.

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