moja – I’m Hungry !!

Recensione del disco “I’m Hungry !!” (Overdrive Records, 2025) dei moja. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.

La nostra musica non ha testi romantici, né fa uso di parole dolci per confortare l’ascoltatore. Si tratta, invece, di sentire il ritmo, il gonfiarsi dei riff, la collisione dei suoni, e i momenti in cui le emozioni dei moja e quelle del pubblico si intersecano e scatenano una reazione.

Adoro le dichiarazioni d’intenti. Quelle che vengono dette mostrandoti le mani a mo’ di paiolo, con lo sguardo piantato come una lamata, poi, sono proprio le mie preferite. Se poi a elargirle sono band composte da basso+batteria, ciao (Lightning Bolt? Om? Primi OvO? Zeus!?, ecco). Si dice “power duo”? Mi sa di no, ma che mi fotte? I moja da Tokyo questo sono, dove power sta proprio nella magnola che ti raggiunge le gengive.

Masumi (batteria e voce) e Haru (basso e voce) sarebbero usciti per Load Records, se fossero sbucati un venticinque anni fa, e invece eccoli qua su Overdrive (label di qua che sta tirando su un roster a dir poco mostruoso). Ma non è che siano di primo pelo, anzi. Sanno quello che fanno, e quel che fanno fa male. Malissimo, anzi. “I’m Hungry !!” è uno di quei dischi che ti fanno sanguinare non appena attacca il primo brano. Come un laser, infatti, Excuse Me e ti trapassa da parte a parte. Mica in due minuti, lo fa a fuoco lento, ci mette cinque minuti o poco più, con un basso che gronda distorto e pelli che tremano prese a mazzate. Sono abrasivi anche quando rallentano, quando saltellano, imbastiscono melodie sballate a morte, brasano tutto come un colpo di cannone.

Masumi è punk tribale, Haru un elicottero che gira attorno al ritmo per lanciarsi poi in picchiate fuori tempo. Scampoli di testi (non d’amore, ve l’hanno detto), quasi fossero sample, ad libitum che stordiscono nei vuoti e nei pieni, “We are alien”, dice mentre si squaglia tutto, diventando un meccanismo robotico che infesta l’essere umano. Ed è vero. Natura aliena rivelata. Raw power punk (ancora, sì) se il punk fosse ancora sporco di fango da testa a piedi. E noise, tanto noise, ora rock, ora senza struttura, ora che inerpica su montagne elettriche che si estendono a perdita d’occhio, ora al servizio di sezione jungle uscite da un vulcano attivo.

Caldi come una fornace, ‘sti moja. Ci vuole un po’ di ustione, qua, che sennò finisce che ci addormentiamo a furia di roba incolore.

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