Geese – Getting Killed
Recensione del disco “Getting Killed” (Partisan Records/PIAS, 2025) dei Geese. A cura di Joaldo N’kombo.
Ascoltando “Getting Killed” (Partisan/Play It Again Sam) dei Geese, la mia mente è andata a pensare al loro esordio, “Projector”, non perché ci sia una particolare somiglianza tra i due album, no, ma solamente per constatare la strada che il gruppo ha compiuto partendo da un album sicuramente bello e interessante ma che faticava a splendere di luce propria. C’erano, principalmente, tante buone premesse.
Ma lo shift non si è fatto attendere, è arrivato praticamente subito – due anni dopo per la precisione – con il loro secondo album: “3D country”, un LP rock che, a ogni traccia, non smetteva di sorprendere. I Geese si dimostravano dei grandi musicisti capaci di intessere delle composizioni funamboliche, divertenti, che evidenziavano una destrezza non indifferente nel maneggiare lo strumento, nell’approcciare le sonorità da jam session senza cadere nel caotico fine a sé stesso, lasciando trasparire le palesi influenze più vintage (rock, blues anni ‘70). Era cresciuto anche Cameron Winter che, in canzoni come I see myself, dava il meglio di sé, sottolineando una non indifferente evoluzione a livello canoro. Il frontman aveva acquisito una certa sicurezza dei propri mezzi e lo si è trovato, sostanzialmente, un artista più sicuro, più sfrontato. Un percorso che è continuato poi in solitaria con “Heavy Metal”, progetto uscito l’anno scorso, sorprendente sotto ogni punto di vista e che ha puntato definitivamente i riflettori sulle capacità cantautorali del giovane Winter. Tutto ciò ci porta a questa ultima fatica: “Getting Killed” che, per la band, rappresenta un po’ il classico album della maturità.
Se il secondo album era una parata folle, cangiante ed euforica, “Getting Killed“ preferisce addomesticare quel caos che si sentiva in “3D country” tanto che, a dire la verità, sembra che la band più che porsi in continuità con il proprio catalogo abbia deciso di guardare all’album solista del frontman Cameron Winter – è la stessa Emily Green, chitarrista del gruppo, a confermarlo in un’intervista. Questo si sente in molte canzoni in cui echeggia lo stesso tipo di gospel sbilenco, il twist è però quello di non lasciarsi andare al semplice citazionismo, ma di attingere da quel sound per ampliarlo e renderlo nuovo, a tratti più distorto, quasi sempre più dinamico. Al posto del pianoforte sono centrali le chitarre, sono presenti molte percussioni e un’ampia carrellata di suoni e sovraincisioni che rendono l’esperienza complessiva estremamente stimolante. La differenza più grande tra i due album è proprio questa: “Heavy Metal“ in quella sua intimità, riusciva a diventare un’esperienza quasi religiosa, mentre “Getting Killed”, utilizzando molti di quegli elementi, preferisce restare su un suolo profano, in cui è impossibile non sentire una dimensione decisamente più corale che, seppur non disdegnando affatto momenti riflessivi (Cobra, Husbands, Half Real, Au Pays du Cocaine), è sempre pronta a lasciarsi andare alla danza, alla stravaganza (Trinidad, Getting Killed, 100 Horses, Bow Down, Taxes).
I Geese gestiscono questo loro doppio volto alla perfezione, con una maestria che fa dimenticare come questi ragazzi siano semplicemente dei giovani ventenni, soprattutto quando si sente una canzone come Long Island City Here I Come che chiude l’intero album. Un brano, che è un po’ la summa di tutto quanto il progetto, che si compie nel giro di 6 minuti, imponendosi come una montagna russa di emozioni struggenti e viscerali, giungendo fino all’esaltazione, al giubilo e alla grandezza. Ed è questa ormai la dimensione sulla quale i Geese ormai sembrano viaggiare: la grandezza, la stessa grandezza presente nella voce di Cameron Winter che, con il suo cantato e questi testi demenziali, ermetici e romantici, si solidifica come uno dei frontman più importanti attualmente in circolazione.
La sensazione è che “Getting Killed“ sia un album significativo non solo per la discografia dei Geese, ma anche per il rock contemporaneo, questo perché, se ci si guarda intorno, è difficile trovare delle band che riescano a dar la sensazione di avere nel proprio DNA questa naturale affinità con la spettacolarità, un’affinità che, onestamente, sembrava mancare anche ai Geese di “Projector”. Le cose però sono evidentemente cambiate e la band di Brooklyn è oggi un punto di riferimento, un faro su cui ognuno di noi dovrebbe porre la propria attenzione. “Getting Killed” è Rock con la R maiuscola.




