Wednesday – Bleeds
Recensione del disco “Bleeds” (Dead Oceans, 2025) degli Wednesday. A cura di Joaldo N’kombo.
Gli Wednesday ci avevano lasciati nel 2023 con “Rat Saw God”, un album alt/country-rock pieno di distorsioni shoegaze e arrangiamenti interessanti, che, attraverso la versatile voce di Karly Hartzman, regalava senza ombra di dubbio una delle migliori esperienze musicali di quell’annata. Successivamente, nel 2024, è invece uscito l’ultimo album di Mark Jacob (detto Jake) Lenderman in arte MJ Lenderman, che, per chi non lo sapesse, ricopre il ruolo di chitarrista e di back vocals all’interno degli Wednesday. Il suo “Manning Fireworks” è stato un album molto acclamato, che ha proiettato il chitarrista all’interno dello stardom dell’indie rock contemporaneo tanto che Jake, con il successo della sua carriera da solista, ha fatto sapere che non andrà più in tour con gli Wednesday. D’altronde forse non è un azzardo dire che il progetto di Lenderman stia iniziando a diventare grande quanto la band di Karly Hartzman, tanto che, per un momento – faccio mea culpa -, al sottoscritto ha fatto quasi dimenticare l’esistenza degli Wednesday. Questo perché “Manning Fireworks” è stato effettivamente un album bellissimo, splendente, d’una luce radiante e accecante che, nonostante non sia intenzione di nessuno promuovere una competizione che non esiste, ha un po’ oscurato l’altra faccia della medaglia altrettanto luminosa. Fortunatamente ecco “Bleeds” (Dead Oceans), uscito questo settembre, a ricordare come questa moneta, composta da Wednesday e Lenderman, non abbia lati oscuri ma solo punti di luce.
La band, senza abbassare l’asticella, riprende da dove si era interrotta. Karly Hartzman e soci suonano 12 canzoni che nascono da vari spunti autobiografici e non: si parla di complicate relazioni sentimentali, di ricordi adolescenziali, di giovani promesse dello sport morte prematuramente, di donne misteriose che si rivelano ricercate per omicidio. C’è sicuramente una forte autorialità tipicamente americana nella scrittura della cantante, che rende questi brani delle narrazioni vivide, quasi cinematografiche, oscillanti tra il serio e il faceto. Vengono citati momenti in cui ci si sente fragili, senza speranze, mentre si vomita in un caotico moshpit a un concerto dei Death Grips (Pick Up That Knife) oppure le storie di particolari personaggi, come quella di un certo affittacamere con la dentiera (Gary’s II).
Il livello è alto anche sul piano delle melodie. Gli Wednesday riescono a proporre questo “alt-country-noise-shoegaze-rock” che riesce a scorrere fluidamente regalando la piacevolezza di perdersi in bei muri di suono, come nella opener Reality Tv Argument Bleeds, in ballate più soft (Elderberry Wine) o, al contrario, in derive più hardcore (Wasp). A ricamare il tutto c’è come sempre la grande voce di Karly Hartzman, una certezza su cui si poggia tutto l’impianto immaginifico dietro il progetto Wednesday. La frontwoman riesce a muoversi su più sfumature e generi, graffiando quando serve graffiare, urlando quando serve urlare e accarezzando quando serve accarezzare, mantenendo in ogni canzone non solo l’abilità di cantare, ma anche di narrare.
“Bleeds” ci ricorda quanto c’era bisogno oggi degli Wednesday, quanto c’era bisogno di una band che suonasse così dannatamente bene e che riuscisse a restituire un mosaico acceso di un paese tanto folle, disperato e vivo quanto quello americano. Il gruppo di Karly Hartzman è tornato ed è assolutamente da non perdere.




