The Bug vs Ghost Dubs – Implosion

Recensione del disco “Implosion” (Pressure, 2025) di The Bug vs Ghost Dubs. A cura di Paride Placuzzi.

Ti piace farti avvolgere dal basso? Ti piace farti sedurre dal basso? Ti piace farti trasformare dal basso? Ti piace scomparire nel basso? Pensi che le basse frequenze siano la tua ragione di vita? “Implosion” è un inno alle pulsazioni. Un rituale dionisiaco che ci mette in contatto con il sub-conscio dell’universo. Ma non pensiate che sia divertente.

Kevin Martin (The Bug) e Michael Fiedler (Ghost Dubs) sono ossessionati dalle basse frequenze. Le uscite discografiche di entrambi parlano da sole delle loro suggestioni: la Dub. Qui però siamo di fronte a qualcosa di più inquietante che è in netto contrasto con le roots giamaicane. La socievolezza e il calore di quel mondo sono stati congelati e scolpiti con utensili grezzi e post-industriali. 

Si avverte una deriva isolazionista che è più accostabile all’ostentazione sonora dei Sunn O))) piuttosto che alle calde braccia in levare di Mad Professor. Qua si scende, e non solo nelle frequenze. Si ha la sensazione di ascoltare il rumore di fondo della società umana, un magma unico e ferroso che si muove lento e potente trascinando con se tutto ciò che può. 

Fa quasi paura, i riecheggi di quei rullanti e trombette in levare pieni di reverbero tipici della dub sono ormai abbandonati in superficie lontani dai nostri bassi fondi, provengono da un vecchio mondo decaduto. Se si punta lo guardo in su, mentre si è avvolti da questi bassi appiccicosi che a fatica ci fanno muovere, si vedono a pelo melma parate grottesche vestite di giallo, verde e nero. 

Ascoltando l’album più e più volte ho provato la smania ossessiva di piazzarmi davanti ad un sound system e annegare nelle pulsazioni, perdermi e fluttuare assieme alla radiazione cosmica di fondo in un ballo super deep fino alla prossima vita.

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