Marco Giudici – Trovarsi soli all’improvviso
Recensione del disco “Trovarsi soli all’improvviso” (42 Records, 2025) di Marco Giudici. A cura di Angela Denise Laudato.
Hai proprio la faccia di uno che si è trovato solo all’improvviso è la frase trovata all’interno di una poesia, ed è oggi il titolo del nuovo progetto di Marco Giudici, per 42 Records.
A distanza di cinque anni dal precedente “Stupide cose di enorme importanza” e anticipato dai due singoli, Trovarsi soli e Abitudini di vita, Giudici ci regala un secondo disco, “Trovarsi soli all’improvviso” che affronta con coraggio la perdita e il distacco, sia in senso astratto che letterale. Il distacco da una persona, dalle abitudini, la distanza da certi desideri. Lasciare andare alcuni pezzi di sé. E lo fa a suo modo, con profondità testuale e paradossale leggerezza.
“Per me scriverlo ha significato iniziare a dialogare con alcune cose della vita che mi spaventavano molto e che forse ora mi spaventano un po’ meno, quello che basta per poterle affrontare” – ha dichiarato Giudici.
Nove tracce, di cui due strumentali parentesi respiratorie, portano l’ascoltatore faccia a faccia con il dolore, la solitudine, la fragilità. Ma, allo stesso tempo, innestano il seme del cambiamento, il coraggio di voler riscrivere il proprio percorso.
“A mio modo di vedere a volte sono proprio gli angoli più tosti quelli più belli da condividere e c’è un modo quasi leggero di farlo – o forse di abbinare leggerezza alla pesantezza – che io trovo profondamente necessario e liberatorio.” – afferma Marco – “Come quando dopo un funerale le persone si mettono ad un bar e ridono assieme di cose leggere – senza dimenticarsi del momento – quasi fosse quella la vera celebrazione”.
Tale dichiarazione d’intenti è immediatamente ravvisabile negli arrangiamenti presenti nel disco, volutamente concreti, terreni, fortemente ancorati alla realtà. Campane tubolari, la celesta, il dulcitone. Tutti strumenti con una forte componente fisica, tanto vecchi quanto precari: “Anche nella scelta dei microfoni, dei preamplificatori, nell’utilizzare lo studio, gli effetti, per esaltare caratteristiche acustiche che mi dessero l’idea di un corpo fisico con certe specificità, di fragilità solida, di tridimensionalità semplice”.
In apertura troviamo Abitudini di vita: “A salutarti non so come si fa ora che / Ci siam cresciuti un po’ troppo in questa casa / E se in un giorno così dimenticassi qui telefono, chiavi, abitudini di vita / Ci metterei più di troppo ad andar via”. In punta di piedi entriamo subito nel mondo di Giudici e nella tematica della perdita e dell’abbandono. Segue Un bivio sicuro che ci racconta di quanto sia subdola l’abitudine, di come certe cose manchino una volta che ci si è abituati a non averle, e del peso che si sente quando si affrontano nuove sfide: “Man mano si perdon le cose / È il modo di subire il futuro / Di chi all’improvviso può trovarsi da solo / E vuol custodire una mezza postura innaturale / Solo per non farsi vederе bucato in pieno”.
Trovarsi soli parla di come affrontare le difficoltà e il senso di solitudine, cercando di dimenticare il passato, “seppellire ogni pioggia”, e superando le avversità senza aiuto, “farcela senza braccia”. Solo all’improvviso esplora temi come la perseveranza e l’accettazione del dolore interiore: “Sarà che poi si è sempre più stanchi. / Sarà che poi è comodo esser distratti. / E non finirci mai davvero. / Sotto le stalattiti e al gelo nel letto”.
L’ultimo trittico sonoro, come un giro di giostra, ci conduce verso il secondo e ultimo brano strumentale, (in fondo agli occhi), e alla malinconia del finale.
“Trovarsi soli all’improvviso” di Marco Giudici è un disco che sceglie la dicotomia tra leggerezza e gravità, che ci prende per mano per accompagnarci in un mondo intimo e delicato, sognante e sfrontatamente sincero.




