Massaroni Pianoforti – Tempi anomali per un recinto di polli
Recensione del disco “Tempi anomali per un recinto di polli” (Il Piccio Records, 2026) di Massaroni Pianoforti. A cura di Angela Denise Laudato.
Gianluca aka Massaroni Pianoforti è un accordatore di pianoforti, non un tradizionale cantautore. Per lui scrivere canzoni è un po’ come accordarsi con le note stonate della vita perché, a suo dire, il pianoforte deve “scordarsi” per suonare al meglio delle sue potenzialità. A quasi due anni dalla pubblicazione del suo ultimo album di inediti (cfr. “Maddi”, pubblicato nel 2024) Massaroni Pianoforti apre il nuovo anno con un disco dal titolo decisamente eloquente: “Tempi anomali per un recinto di polli”. Ad accompagnarlo in questa sesta fatica ci saranno il fratello Andrea e il produttore abruzzese Andrea “Giamba” Di Giambattista.
La natura dell’essere non la si può cambiare, al massimo la si può procrastinare nel tempo, ma prima o poi devi farci i conti e per me quel giorno di un anno fa è arrivato e queste canzoni ne sono la testimonianza – racconta Massaroni Pianoforti – La perdita di certezze che si prova in caduta libera è la stessa di quando si perde la confort zone, perché, non nascondiamocelo, nonostante il nostro continuo chiocciare su tutto, alla fine siamo come quei polli che amano star dentro al loro bel recinto, coi nostri confini familiari ben delimitati e non importa chi sia il padrone a permetterci tutto questo apparente benessere, quel che conta è che gli sia dato qualche uovo al giorno sottratto al nostro esistere. “Tempi anomali per un recinto di polli” è il calcio in culo che mi sono dato per uscire dalla mia confort zone, per provare quantomeno a raggiungermi.
Undici brani, di cui cinque intermezzi, ci aprono le porte dell’universo musicale e concettuale del cantautore, dove affiorano eleganti richiami alla grande tradizione della canzone d’autore italiana. L’incontro tra strumenti acustici e sonorità elettroniche si sviluppa con naturalezza, intrecciandosi alla scrittura di matrice classica, tra archi e cori, senza mai alterarne l’essenza.
Apre il disco Poveri figli con la sua invettiva alla televisione. Come diceva Vincenzo Mollica, “Troppi opinionisti cialtroni invadono le televisioni con pensieri sfiatati che provocano incendiarie rotture di coglioni”. E proprio partendo da queste parole, Massaroni Pianoforti elabora le sue strofe con ironia ed irriverenza: “ma per fortuna c’è la televisione televisione boom / l’unica soluzione alla crisi sociale / o meglio personale”.
Inverno arriva col suo vento gelido, che finisce in diretta sul Tg nazionale: “Tanti scompigli / Si bloccheranno le città / Per la neve sui gigli / E al tg se ne parlerà”. Segue Perdersi al centro di Bologna e immediatamente tra le note si percepisce tutta quell’ironia di Lucio Dalla memoria: “Perché sostare sotto i portici di Bologna / è un po’ come sognare quando tutto intorno è pioggia / con gli studenti sulle lambrette del domani / in un futuro stretto che gli sgorga dai fanali”.
Con Primavera tornano nuovamente i pollini e il notiziario nazionale: “Tanti scompigli / Per chi poi allergico sarà / Al bacillo dei gigli / E al tg se ne parlerà”. La Liquirizia è una pianta erbacea perenne dalle proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, espettoranti e gastroprotettive. il brano si ispira proprio a questa pianta, che, in fondo, ha tanto in comune con l’amore: “Sai cosa penso dell’amore / è che puoi trovarlo in ogni dove / nel parco dietro la stazione / nelle lasagne di tua madre / in ogni blocco di partenza”.
Un’altra stagione, l’Estate, quella più soleggiata, ci ripropone il racconto del TG e gli scompigli dovuti dalla calura estiva: “Tanti scompigli / Per l’acqua che non bagnerà / Tutti quei gigli / E al tg se ne parlerà”. Tra le infinite cronache dei notiziari, la Via d’uscita è nel tempo arretrato, accumulato alle spalle, e nel tempo che resta per continuare a sognare: “Dietro alle tue spalle tutta la tua vita / Che si è smarrita appena l’hai capita / E quella mail nemmeno l’hai spedita / L’avessi fatto non sarebbe finita / Ma poi nemmeno è iniziata”.
Autunno, la pioggia, un altro TG, altri scompigli: “Poi un acquazzone / Valanghe e frane a volontà / A seppellire quei gigli / e al tg se ne parlerà”. Segue malinconica È solo andare, come una di quelle spinte che ti scaraventano nel vuoto del tuo presente: “(ma è solo andare) e tu nemmeno mi trattieni / (andare) e allora dimmi cosa vedi? / (andare) vedi un uomo che ha paura / (andare) con le sue valigie vuote / (è solo andare) chissà dove le ha trovate”.
Uh, che grande novità! Riprende, nella sua perentoria ripetizione, gli scompigli delle stagioni precedenti, proponendoci la cura dei gigli, metafora degli affetti: “Ma se non curi quei gigli / A pagarne saranno i tuoi figli”. A chiudere il disco troviamo una ballad di oltre sei minuti, Quando canto (canzoni poco note), che è un vero e proprio testamento spirituale, mentre l’ambiente climatico e sociale continua a crollarci addosso: “Quando canto / Mi libero dal laccio del tuo abbraccio / Questo è vero ma lo faccio / Non per il timore disentirmi d’impaccio / Ma per tornare là dove poterti immortalare / Sulla tastiera di un pianoforte e la mia testa ciondolante / Provando ad essere un cantante”.
“Tempi anomali per un recinto di polli” di Massaroni Pianoforti è un albumdalla personalità intensa. Una fotografia lucida e spietata dei nostri tempi, scattata con cura artigianale, capace di mettere a fuoco nella lente dell’obiettivo un caleidoscopio di dettagli che spesso sfuggono ad occhi troppo distratti.




