Filippo Ansaldi & Simone Sims Longo – Solo suono
Recensione del disco “Solo suono” (Umor Rex, 2026) di Filippo Ansaldi e Simone Sims Longo. A cura di Maria Balsamo.
“Solo suono” è la prima collaborazione tra il sassofonista Filippo Ansaldi e il musicista elettronico Simone Sims Longo, entrambi di base a Cuneo. Un album prodotto dalla Umor Rex che si colloca a metà strada tra natura acustica ed evoluzione elettronica, superando anche il concetto di classico pur partendo dal mondo classico.
Filippo Ansaldi si è diplomato in sassofono presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino. Nella sua giovane carriera si è esibito in diverse formazioni sassofonistiche, come il duo, il quartetto e l’ensemble, con il quale ha eseguito concerti per i Musei Vaticani. In qualità di strumentista ha partecipato a diverse prime esecuzioni assolute, come “Illudio X” per ensemble ed elettronica di Luigi Pizzaleo e alla prima esecuzione italiana di “Maqam” per il quartetto di sassofoni ed elettronica di Sebastien Béranger. Da qualche anno, Filippo unisce l’attività concertistica con quella didattica, collaborando con La Fabbrica dei Suoni di Venasca (CN) e insegnando al Liceo Musicale di Cuneo.
Simone Sims Longo è un artista sonoro e multimediale. La sua attività spazia tra la composizione per l’elettronica sola (fixed media o live electronics), il sound design e le installazioni sonore. Nella creazione e manipolazione del suono nel dominio digitale, si focalizza, in particolare, sull’elaborazione del timbro tramite differenti tecniche. Simone esplora così lo spazio musicale sfruttando l’interazione del suono con elementi architettonici in modo tale da creare musica per ambienti di ascolto immersivo. Ha eseguito le sue composizioni in diversi festival dedicati ai nuovi media tra cui lo Spektrum art science community di Berlino, lo ZKM di Karlsruhe, il festival EAST2015 di Grenoble e il festival RE-SOUND di Padova.
“Solo suono” respira sonorità meccaniche amplificate, generando libertà espressiva e forme nuove e diverse tra loro che integrano la composizione elettroacustica. Nel paesaggio del suono assoluto, gesti in loop, processi elettronici ed esplorazioni sonore concrete si intrecciano fino a creare texture che sfiorano il confine tra l’organico e il sintetico.
Dodici, sono i passi da compiere in punta di piedi per entrare in una stanza misteriosa. Il chiarore abbagliante dell’alba si riflette sugli specchi attaccati alle pareti, mentre le finestre spalancate lasciano entrare un vento caldo e animato. Le bianche tende, svolazzando, accarezzano il nostro corpo. Restiamo al centro della sala, in attesa. Curundu scorre fiero al di là delle colline. Possiamo osservare il suo lento evolversi da una delle finestre aperte. Là fuori la Natura protegge i suoi figli. Un ritmo tribale risveglia i nostri sensi intorpiditi. +1 ci annuncia che qualcuno è finalmente venuto a farci compagnia. Non siamo più soli all’interno della stanza. Un sassofono tenebroso riflette le nostre paure, scandendo i passi di una danza della conoscenza reciproca. D’un tratto ci troviamo a girare attorno al perimetro pavimentale, in cerca di verità nascoste. L’Illusione si fa sempre più evidente, ora che possiamo guardare negli occhi il nostro riflesso corporale, quella figura umana che è entrata per farci compagnia. Non c’è più tempo per le paure, dobbiamo abbracciare quella forma umana o che a tratti sembra essere proprio uguale alla nostra.
“Solo suono” è una produzione purista ma aperta a molteplici interpretazioni. I sottili cambiamenti timbrici, i pattern in evoluzione costante e l’interazione tra casualità e struttura definita, rendono la delicata natura immersiva di questo album a tratti meditativa. Un mondo fragile accoglie l’ascoltatore. permettendogli di abitare in un luogo sospeso e catartico.




