Backengrillen – Backengrillen

Recensione del disco “Backengrillen” (Svart Records, 2026) dei Backengrillen. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.

Fuck the pigs”. Che poi sarebbero i fascisti. Pleonastico dirlo? Mai. “Antifascisti e antirazzisti”, così si definiscono i Backengrillen. Pleonastico dirlo? Mai. D’altronde parliamo di Dennis Lyxzén, Magnus Flagge, David Sandstrom (quindi ¾ dei neo ri-morti Refused) e Mats Gustafsson. Basterebbero i nomi per far tremare la spina dorsale.

Hanno un altare sacralmente profano, i Backengrillen e, dicono, di averci messo su The Cramps, John Zorn, Stooges, Can, Albert Ayler, Entombed, Little Richard e parecchi altri. Vivono alla memoria di Lars Lystedt (fondatore, tra le altre cose, dello Umea Jazz Festival), pervertono il jazz, pervertono il noise rock, pervertono il doom e il death. Pervertono la musica. Ancora una volta. Impossibile fare altrimenti. Pleonastico dirlo? Mai.

Le grida, la dissonanza, il muro del suono sgretolato. I sospiri, gli sfiati di Gustafsson, una pulsazione, cassa e riff a quattro corde magmatici, tuona il cielo su Dör för långsamt, viene su da una cantina le cui pareti marciscono, lenta, lentissima marcia funebre, una marching band d’inferno, Lyxzén intona il canto dell’Oltrestige in cui a immergersi fu per primo Iggy, Sua Maestà Iguana, lo vedi nei riflessi, mentre lo sfascio si disincarna, disarticolando linee e schemi.

Un riff di sax che gira, tutt’attorno un’intera città che va in pezzi, A Hate Inferior, che col free jazz ci fa un incontro di pugilato, mid-tempo in cemento armato, doomescenza innervata da piani elettrici. Funebre title track, trascina in un pozzo che pare senza fondo, basso a riverbero tendente all’infinito, il respiro dell’ottone arioso, in forma libera, disegnante arabeschi leggiadri (ma non leggeri), l’ugola che segue la litania che va man mano creandosi

Friedrich Engels dice una volta: la società borghese si trova davanti a un dilemma, o progresso verso il socialismo o regresso nella barbarie. Che cosa significa “regresso nella barbarie” al grado ora raggiunto dalla nostra civiltà europea? Finora tutti noi abbiamo letto e ripetuto senza pensarci queste parole, senza sospettare la loro terribile gravità. Uno sguardo intorno a noi in questo momento ci dimostra che cosa significa un regresso della società borghese nella barbarie.

“La crisi della socialdemocrazia”, Rosa Luxemburg

Ecco: Socialism or Barbarism esplode in scoppi elettrostatici, sezione ritmica che serra i ranghi, si fa street punk, strappa il tempo, evocazione stoogesiana, “Fun House” come Bibbia apocrifa, strali lyxzesiani che ben poco sanno di tutto quel che ha fatto finora, rabbia espettorata senza pietà, versi animaleschi e bava alla bocca a pugno alzato, perché scelta, oggi più che mai, non ce n’è. E com’è iniziato, tutto finisce.

Sono già al lavoro per dare un seguito a questo debutto di piombo, i Backengrillen. Promettono quel che sarà: un delirio totale. Perché, questo cos’è?

Post Simili