1. By The Time
2. Your New Babe
3. Yurikago
4. Follarte
5. Ganymede
6. The First Seed
7. Our Little Bit
8. Animal Engines
9. Agriates
10. The Rest Of Us
11. Tera Tera
12. Rotterdam In Kinshasa
Ognuno di noi assorbe e rilascia energia durante le varie fasi della vita, come una stella o un magnete che cambia polarità in risposta agli avvenimenti esterni. A volte possiamo deciderlo, altre invece è spontaneo, avviene e basta e non ci resta che subirne le conseguenze negative o positive che siano. Dico questo perché non sono normale e perché Jacopo Battaglia e Adriano Viterbini hanno una curiosità ancestrale che sanno usare per incanalare energia raffinata che rilasciano sotto forma musicale di natura decisamente aliena.
L’ispirazione è tangibile in “Tera, Tera”. Il disco è il frutto di un paio di giornate che Adriano e Jacopo hanno passato assieme in totale libertà espressiva in due studi romani. La carriera di entrambi conferma che la voglia di sperimentare non manca e questo solitamente è indice di qualità. Il disco si apre con By the Time, il consiglio che vi do è di ascoltarlo in cuffia o in un buon impianto hi-fi perché il mixaggio è parte integrante dell’esperienza, una sorta di carillon elettronico che svanisce e ricompare alternato da una chitarra acustica che ci assedia da più lati, bassi potenti e poca batteria. Con Your New Babe si apre subito una finestra sull’Africa, non si capisce chi suona cosa ma è tutto dannatamente trascinante, le dita dei piedi affondano tra la sabbia del deserto mentre con la mano ci facciamo ombra per proteggerci dall’aggressione solare in un crescendo prischedelico tra cori di tribù dimenticate e chitarre modificate dall’effetto fata morgana. Per fortuna qualcuno ci trova prima di perdere irrimediabilmente i sensi e ci trascina in una mistica capanna per farci rilassare con Yurikago prima di ripartire in direzione Follarte, un frenetico ritmo scandito a colpi di rullante che fa da tappeto per altre voci di tribù lontane, questa volta sembra di essere più dalle parti peruviane forse per una sorta di flauto che appare a circa metà canzone.
La voglia di visitare luoghi lontani nel tempo è forse la traccia più profonda che hanno lasciato i nostri come riferimento. The First Seed sghemba in modo favoloso con qualche comparsata di fiati. I suoni/rumori prodotti da oggetti o piccoli campionamenti sono disseminati in tutte le tracce del disco come piccoli granelli di calcare pronti a sedimentarsi nella nostra memoria. In Our Little Bit c’è una voce impazzita che vuole ribadire al mondo l’assoluta verità, il loro piccolo bit è la nostra grande fortuna. Dal vivo tutto questo si muove come un essere bio-meccanico, avanza, si trasforma, cambia direzione e si nutre delle vibrazioni generate dai piedi del pubblico. Animal Engines in questo aiuta non poco, un pezzo che sonda il terreno per poi partire al limite della IDM più sfrenata simile a Floating Points di Elenia. The Rest of Us si affida ad un fantastico pad synth che gli dà un senso ancestrale mentre sotto la batteria incalza l’ascesa. L’ispirazione non viene a mancare mai, nemmeno nei brani più contemplativi come Tera Tera.
Il disco chiude la sua forma con Rotterdam in Kinshasa, folle e psichedelica cavalcata sulla cassa e sulla chitarra laser di Adriano. Difficile non lasciarsi coinvolgere da qualcosa di così nuovo eppure così antico, forse è proprio questa sua dualità che ci strofina con le anche l’inconscio primitivo che è in noi.