Not My Value – Reality

Recensione del disco “Reality” (Totally Imported, 2026) dei Not My Value. A cura di Sergio Bedessi.

Surrealismo e senso di impotenza sono gli ingredienti principali di un album di notevole spessore artistico uscito il 16 gennaio 2026: “Reality” dei Not My Value.

Degno epilogo di un percorso musicale ideato nel suo complesso come due facce distinte, il passato e il futuro, strettamente legate dalla difficoltà di discernere la realtà dal sogno, e dove si percepisce la nostalgia per ciò che non è stato e avrebbe potuto essere, una delle innumerevoli vite non vissute ma possibili.

I Not My Value sono un duo musicale dark trip-hop psichedelico, costituito da da Lisa Marchiani e Claudio Brambilla, le cui composizioni corrono su un fragile confine dove vibrazioni spettrali e visioni oniriche si fondono, dando vita a spettacolari e inaspettati mutamenti armonici e di tempo.

I loro lavori, non solo musicali ma di vera e propria visual art, affondano sicuramente le radici in un colto, spesso nutrito da suggestioni cinematografiche, con riflessioni filosofiche e connessioni letterarie di rilievo.

L’album inizia con le prepotenti evocazioni di Casa Bianca, pezzo nel quale i ricami della chitarra si innestano su texture ambient in continua evoluzione, per poi cedere il passo a una voce femminile quasi rituale. Si tratta di un brano che scivola progressivamente verso sonorità tenebrose e immagini inquietanti, per poi spegnersi in un improvviso, nudo sussurro.

Si prosegue con Ventov, che muove da premesse industrial-ambient verso un crescendo ipnotico, un vero abisso sonoro serrato e incalzante. Un contrasto netto con la successiva Game of Lies, meno ermetica e quasi lambita da sfumature disco, la traccia sembra evocare le maestose architetture sonore di Hans Zimmer. Where si distingue per una sapiente manipolazione vocale e materica, capace di edificare un paesaggio sonoro tridimensionale su cui si staglia la voce principale.

In chiusura, le atmosfere dub di White Sea ammaliano per la loro estensione e l’ascoltatore viene rapito da un brano scandito da interruzioni studiate che risuonano come sospesi punti interrogativi. Un vero piccolo capolavoro la reinterpretazione “La Mazurka di Periferia” famosissimo brano ballabile di Raoul Casadei, con un eccezionale quanto surreale dialogo chitarra/voce che segue l’intro di chitarra. Una interpretazione particolarissima con uno stile che ricorda un po’ i Depeche Mode, dove gli stop del pezzo sfociano in un ensemble vagamente doom, con una chiusura singolare.

Reality” è un’opera magnetica e stratificata, fuori dagli schemi, dove ogni trama sonora è studiata per scuotere l’interiorità di chi ascolta. L’album dipinge un affresco malinconico ma vivido, sospeso su quel sottile crinale tra sogno e veglia, dove la fallibilità della memoria si intreccia alla nostalgia per ciò che non è mai accaduto. Un album che spicca nel panorama musicale attuale.

Post Simili