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Dark Tranquillity – We Are The Void

2010 - Century Media
death/melodic/metal

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Tracklist

1.Shadow in Our Blood
2.Dream Oblivion
3.The Fatalist
4.In My Absence
5.The Grandest Accusation
6.At the Point of Ignition
7.Her Silent Language
8.Arkhangelsk
9.I Am the Void
10.Surface the Infinite
11.Iridium

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Anche se quando mi sono avvicinato a questo nuovo lavoro dei Dark Tranquillity, avevo già in testa quello che mi sarebbe entrato nelle orecchie, il rispetto per questa band, non è venuto a mancare, ma si è ulteriormente fortificato.

Non vi è dubbio che nella metà anni novanta, insieme ad At the Gates dell’inarrivabile “Slaughter of the soul” e In Flames,  i Dark Tranquillity abbiano rinnovato un genere come il Death Metal, che stava ripiegandosi su se stesso, dando vita a quel Goteborg-sound, che negli anni farà poi breccia anche negli States, influenzando decine di bands. Se però gli At the Gates, diedero tutto nel succitato lavoro e gli In Flames sembrano aver giocato un po’ troppo a rincorrere le mode musicali, la band del biondo vocalist Mikael Stanne sembra l’unica ad aver proseguito la strada senza intoppi ma generando sempre discreti dischi di death melodico, apportando poche ma significative modifiche come nei più sperimentali lavori come Projector(1999) e Haven(2000).
C’è un filo conduttore che sembra legare le liriche delle canzoni di questo ultimo lavoro della band svedese, ed è quello che il titolo dell’album sembra preannunciare, “noi siamo il vuoto” e noi, inteso come esseri umani cerchiamo di colmare questo vuoto nei modi più disparati possibili, a volte, cacciandoci anche in grossi guai esistenziali. Tutto sembra ruotare intorno al malessere che l’uomo deve affrontare ogni giorno, andando incontro a sfide, molte volte più grandi di lui, a volte solo in apparenza invalicabili.
L’importante traguardo del nono disco, viene festeggiato con un lavoro che in linea di massima sembra proseguire quanto di buono espresso nel precedente Fiction. “We are the void” racchiude al suo interno tutte le caratteristiche espresse dal 1993 ad oggi. Da un lato canzoni veloci ed intransigenti, in alcuni casi al limite del black come nell’apertura di Shadow in our blood o in In my absence eSurface the infinite. In altre fa capolino il thrash-death come in The fatalist At the point of ignition. Il tutto naturalmente contrabilanciato dall’uso di beat e tastiere, sempre presenti, che tessono la melodia, la quale diventa protagonista in episodi come The grandest accusation dove possiamo ascoltare la poliedricità della voce di Stanne, sempre a suo agio anche con le clean vocals. La mia preferita è però Her silent language, canzone dall’incedere dark che può ricordare in alcune parti e in alcune strofe i Tiamat.

In definitiva i Dark Tranquillity riassumono la loro carriera in un disco onesto e vario che fa dei chiaro-scuri il suo punto di forza, legittimando la loro posizione tra le band più importanti di metal estremo uscite negli ultimi venti anni in Europa.

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