Se mai ci fosse il bisogno di rimarcare il fatto che la musica è arte, questo è uno dei pochi gruppi che potrebbe permettersi di farlo. I Denimor hanno la magica e a tratti decadente attitudine per far credere a chiunque che un sogno, un desiderio, un miraggio o un’illusione siano l’unico mondo reale possibile tra tutti quelli che visitiamo fantasticando con la mente.
Una profonda convinzione che deriva direttamente dal periodo glam, di riuscire a dare una fisionomia scenografica alla musica, è il viatico verso un’espressività quasi da manicomio e un talento tentacolare che stringe tra le sue spire sfaccettature differenti dell’intrattenimento mediatico. I Denimor, vera e propria bombola a gas inesplosa del panorama rock nostrano, sono la proiezione di tutti i desideri incondizionatamente belli, brutti, terribili, divertenti, angoscianti e magici di ognuno di noi, spinti nella più estrema teatralità, hanno il potere di rendere giustizia al termine entertainment. Di loro nulla rimane incompiuto, tutti i loro messaggi, le loro pantomime arrivano al pubblico senza alcuna riserva e se ci si riesce con le appena quattro canzoni contenute in questo Almost Fabulous può voler dire solo che ci troviamo di fronte ad un prodotto di grande qualità che dà un senso di preludio ad una più impegnata prova sulla lunga distanza. Se la linfa vitale dalla quale i Denimor prendono energia è quella del cinema, nutriti da grandi come Stanley Kubrick, Danny Elfman, Quentin Tarantino, è doveroso riconoscere come il tocco personale nelle scelte stilistiche sia evidente già dai primi minuti di Nice proposal, con quell’andamento simil-gitano e circense nei contorni, che ottimamente si presta alla limpida linea vocale di Mr. D. (cantante e proprietario del circo).
Pensare che questa band torinese sia nata nel 2005 sotto le influenze del punk californiano è pressoché impossibile alla luce di quello che si può ascoltare su questo lavoro e il tutto risulta ancora più difficile se si butta un orecchio sulle trame elettro di So easy so tragic che sfonda quasi i muri della dance dopo una intro sinfonica affidata al fraseggio degli archi. Non è un “one man show”, le combinazioni ritmiche in duetto tra Mr. O’Bannon(bassista e domatore eccentrico) e Mr. Mad (batterista e giocoliere matto) portano così lontano dai canoni punk che volendoli additare si può tranquillamente giocare e fantasticare nella terminologia portandoli sulla sponda di un “Circus-rock” dai movimenti vicini al sinphonyc-metal o al più puro glam.
Apprezzare questo gruppo significa assolutamente gustarne la dimensione live, che da semplice lavorio al mixer si trasforma in un vero e proprio spettacolo teatrale condito dalle esibizioni di funamboli, illusionisti, giocolieri ed equilibristi. Forse un appuntino critico lo si può muovere al titolo dell’EP, quel “quasi-favoloso” non centra in pieno il grande appeal che questi tre ragazzi torinesi mettono in mostra con la loro musica. Favoloso!
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Hai detto bene dell’ aspetto live, la loro grande forza sta nello spettacolo e nella scena, in cui arrivano ad alternarsi fino a 10 personaggi… ma l’ accostamento al symphonic-metal e al glam non credo sia propriamente corretto, o quantomeno un po’ fuorviante, perchè non hanno nulla dell’ aspetto retrò che caratterizza quei generi, anzi, il loro sound è molto attuale, per fare degli accostamenti di sonorità al limite si potrebbero citare Muse, My Chemical Romance, Panic!At The Disco, tanto per rendersi conto di come suona il disco.
Solo un appunto:
- non si tratta di autoproduzione, ma l’ EP è a catalogo di Myphonic Records (MR009)
Ciao Andrea, grazie per la precisazione riguardo l’etichetta. Per quel che riguarda l’accostamento al Synphonic- metal e al glam è proprio da una commistione di questi due generi che leggo la loro musica. La struttura delle loro canzoni ricorda la pienezza del Synphonic-metal e alcuni appunti lirici li portano lontanissimo dai Muse e ancor di più dai My chemical romance, tuttavia, qui e lì sono rintracciabili elementi riconducibili a molti gruppi e altrettanti generi, perdonami ma non potevo approntare una recensione di centinaia di migliaia si caratteri. Eheheh. Il loro modo di presentarsi è glam fino all’osso, ovviamente le tematiche sono a discrezione di chi porta avanti il discorso, così come David Bowie era un alieno, ai tempi, non lo era Lou Reed nel suo periodo di “trasformazione”, ciò non toglie che fossero glam fino al collo.