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Kula Shaker – Pilgrim Progress

Kula Shaker – Pilgrim Progress
2010 - Strange Folk Records
brit/psych/pop

Tracklist

    01. Peter Pan R.I.P
    02. Barbara Ella
    03. Modern Blues
    04. Sweet Sympathy
    05. Cavalry
    06. Will my true love wait?
    07. Ophelia
    08. For a few Yen more
    09. Figure it out
    10. Only Love
    11. Winter’s Call

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Ora che anche Peter Pan riposa in pace e intorno alla sua lapide, immersa nel verde e adagiata su un manto di foglie secche circondata da alberi, bambini incantati osservano dove riposa colui che fino a poco tempo prima era il loro pifferaio magico e rappresentante in giro per mondo.
Ora che l’età adulta è arrivata e il passato ha lasciato solo ricordi color seppia come quelle fotografie a cui non si riesce a dare un’età.
Ora che il clamore dell’invasione “brit-pop” è lontano e risuona solamente negli scaffali dove riposano i dischi.

Ora e solo ora, i Kula Shaker fanno uscire il lavoro che li consegna alla maturità. Non cercate facili melodie pop o hit da classifica. Crispian Mills e soci consegnano ai loro fans un disco intriso di folk a quattro anni dal loro ultimo disco.
Seppur qualche legame con il passato rimane, come nella orientaleggiante Figure it out, memore di quel viaggio in India che cambiò la prospettiva musicale di Mills negli anni novanta.
Il resto è una continua sorpresa, in un disco che viaggia dritto verso l’autunno alle porte, portandosi dietro visioni fiabesche, qualche rimpianto per il tempo andato e tanti appigli musicali degli anni sessanta-settanta.
I violoncelli che aprono Peter Pan RIP, canzone a dir poco perfetta per la sensazione di melanconia che trasmette. Modern blues è debitrice al suono folk/beat dei Byrds, mentre Ophelia risente di quelle atmosfere bucoliche presenti in alcune composizioni zeppeliniane. Registrato nel verde delle campagne del Belgio, da cui ha ereditato la rilassatezza delle composizioni, il disco sorprende ancora nella strumentale e western When a brave needs a maid, ipotetico incontro tra Morricone e gli Shadows di Apache( qualcuno se li ricorda?) o nella finale Winter’s call che sfiora la psichedelia californiana di fine anni sessanta.

Un disco che ha decisamente anticipato di qualche mese l’autunno, quindi destinato a durare negli ascolti ancora per qualche mese.

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