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Crystal Stilts – In Love With Oblivion

Crystal Stilts – In Love With Oblivion
2011 - Slumberland
garage/rock/psych

Tracklist

    1. Sycamore Tree
    2. Through The Floor
    3. Silver Sun
    4. Alien Rivers
    5. Half A Moon
    6. Flying Into The Sun
    7. Shake The Shackles
    8. Precarious Stair
    9. Invisible City
    10. Blood Barons
    11. Prometheus At Large

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I Crystal Stilts hanno un progetto chiaro in testa, e a ben vedere non si tratta di nulla di particolarmente originale: recuperare sonorità tipiche della dark wave britannica che fu, ovattare all’estremo il sound di band quali Jesus & Mary Chain (o scavando ancora più indietro nel tempo degli indimenticati Joy Division), e contaminare il tutto con un mood inevitabilmente newyorkese, dei quali, ne siamo certi, i nostri non andranno per nulla fieri. Lo sanno fare bene, e gli si va riconosciuto.

Questo, e poco altro, era Alight of Night, full-lenght album d’esordio risalente al recente 2008, osannato da critica e nostalgici di certe sonorità, convinti sostenitori che giganti quali Interpol o Editors suonino troppo “fighetti” e mainstream. Si trattava di un buon disco, intendiamoci, ma con evidenti pecche di personalità.
A distanza di tre anni ecco venire alla luce In Love with Oblivion, lavoro nel quale i trampoli di cristallo mantengono inalterata formazione, etichetta e anche la mission della precedente fatica, nonostante qualche novità interessante, e un minimo di personalità artistica, inizino piacevolmente ad intravedersi. La proposta musicale dei Crystal Stilts è un indie garage – rock n’roll dai toni dark, sempre condizionato da influenze british,  con lievi venature psichedeliche, stavolta amabilmente guarnito da atmosfere spaziali, come l’artwork e i titoli delle canzoni lasciano ben intuire, rendendo l’album una sorta di concept opera cosmica. Espediente intrigante, e distintivo. Altro elemento pregevole che ne va ad arricchire il sound è un delizioso quanto sfuggente tappeto di organo, che nel suo incedere altalenante richiama lo stile del leggendario Ray Manzarek, rimandandoci inevitabilmente, seppur molto da lontano, all’opera dei Doors.  Musicalmente i Crystal Stilts non inventano nulla, questo è chiaro, ma i molteplici ascendenti che ne condizionano le sonorità sono assemblati in modo abile e seducente.

Finiti elogi e lusinghe, questa nuova uscita non è esente da punti dolenti: il principale riguarda senza dubbio la voce solista, monocorde e piatta oltre il limite di guardia, forse, nelle intenzioni di gruppo e produttore, per donare al disco quell’atmosfera tipicamente dark wave e rafforzare ulteriormente il clima spaziale. Qualunque sia il motivo, l’impressione è che la stessa risulti eccessivamente slegata dal contesto musicale, contribuendo non poco a rendere le linee vocali un po’ ridondanti e lagnose.
Il disco proposto, dopo un inizio piuttosto lento, assurge al proprio culmine qualitativo nella parte centrale, dalla quale spiccano canzoni quali l’ottima Flying Into the Sun, il singolo Shake the Shackles e Precarious Stair, che esprimono in toto le peculiarità dei Crystal Stilts, esaltandone i pregi. La musica del combo newyorkese suona decisamente cinematografica tanto che se Tarantino decidesse di ambientare il prossimo film su Marte (Dio non voglia!) gli consiglieremmo vivamente di affidarsi a loro per la colonna sonora.

In Love with Oblivion si presenta come un album discreto che trova nella sua componente strettamente musicale (riff sporchi, chitarrine ammiccanti, eccellenti giri di basso e il già citato sapiente uso dell’organo) la sua migliore espressione, e in parti cantate troppe soporifere il suo peggior difetto, unitamente ad una registrazione non del tutto convincente.  E’ possibile che i Crystal Stilts riescano a trovare una nicchia di malinconici amanti degli eighties dei quali diventare idoli assoluti, ma forse la strada per diventare gruppo di riferimento (ammesso che lo vogliano, ed è più che probabile il contrario) è ancora lunga, sebbene in parte tracciata, e la ricerca di una maggiore personalità artistica è un elemento imprescindibile per non risultare l’ennesima band di talento persa nel nostalgico tentativo di rinverdire tempi che furono.
Fatte salve queste considerazioni, i Crystal Stilts meritano attenzione e un ascolto, o più, è senz’altro consigliato.

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