Recensione: Suburra, di Stefano Sollima


Scheda

Titolo originale: id.
Nazione: Italia, Francia 2015
Regia: Stefano Sollima
Soggetto: tratto dal romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo “Suburra” edito da Einaudi stile libero
Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini
Fotografia: Paolo Carnera
Montaggio: Patrizio Marone
Musica: -
Genere: Drammatico
Durata: 130’
Cast: Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Claudio Amendola, Alessandro Borghi, Greta Scarano, Antonello Fassari, Adamo Dionisi
Produzione: Cattleya, La Chauve Souris
Distribuzione: 01 Distribution
Nelle sale dal: 14/10/2015
Voto: 7.5

Roma 5 Novembre 2011: Il senatore Magliardi, membro del partito di maggioranza, trascorre una notte con due escort; al termine della notte una delle due ragazze muore e per occultarne il cadavere l’amica si rivolge ad un membro della ‘famiglia Anacleti’, una famiglia di usurai zingari. Per Magliardi, che al tempo stesso sta per fare approvare in senato una legge favorevole all’edificazione di un complesso lungo il litorale di Ostia, inizia la discesa in un incubo fatto di ricatti e morte, per cercare però di mettere a posto le cose si rivolge imprudentemente al capo della malavita Ostiense, ‘numero 8’.

Dopo Romanzo Criminale l’ex magistrato De Cataldo, questa volta con l’aiuto del giornalista Carlo Bonini, già autore del romanzo All Cops Are bastards e quindi già avvezzo anch’egli a storie di frontiera, ripercorre la macilenta caduta negli inferi di una città che richiama l’antichità; già perché Suburra altri non era che un quartiere dell’Urbe ove i criminali e il potere si muovevano a braccetto, in un intreccio incontrovertibile di favori e sangue; ancora oggi il quartiere storico della Roma imperiale mantiene le cinta murarie di questo che da sempre è riconosciuta come una zona pericolosa e cupa, fatta di gente ben poco raccomandabile ma senza la quale non si può pensare di comandare.

Una storia quella narrata da Sollima che parte dalle ceneri del ‘Freddo’ e del ‘Libanese’ della Banda della Magliana; una storia quindi tremendamente attuale e balzata nel corso dell’ultimo anno al disonore delle cronache; è difatti fin troppo facile intravedere in alcuni personaggi coloro che realmente hanno popolato le cronache dei giorni nostri a cominciare da un Claudio Amendola decisamente ideale nel ruolo di Samurai, ex membro della Magliana e oggi faccendiere per conto dei poteri forti; al suo fianco Pierfrancesco Favino, in quello di un politico appassionato di minorenni e droga; a seguire Claudio Borghi che ancora lungo il litorale Ostiense, che già lo ha fatto conoscere al grande pubblico grazie a Non essere cattivo, opera postuma di Claudio Caligari, riesce a colpire ancora nel segno nel ruolo di un coatto dal grilletto troppo facile. Ogni tassello alla fine s’incastra alla perfezione in un ingranaggio ben oleato, in una sceneggiatura solida e livida come lo sfondo fatto di pioggia e allagamenti che per una settimana sconvolgeranno la vita di ogni protagonista.

Da vedere se avete amato Romanzo Criminale e se al tempo stesso detestate tutto quel che ruota attorno all’Urbe dei giorni nostri.

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