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Giorgio Poi – Fa Niente

2017 - Bomba Dischi
pyschedelic pop

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Tracklist

1. L’Abbronzatura
2. Niente Di Strano
3. Tubature
4. Paracadute
5. Patatrac
6. Acqua Minerale
7. Le Foto Non Me Le Fai Mai
8. Doppio Nodo
9. Fa Niente


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Quello di Giorgio Poi era un nome già caldo prima che uscisse “Fa Niente“, perché ritenuto da molti addetti ai lavori potenziale crack di questa stagione dell’indie italiano. Non capita di frequente che ci sia tanto hype per un disco di debutto, nonostante il nostro vantasse una militanza nel quintetto anglo-italiano dei Vadoinmessico e nei Cairobi, il gruppo che ne raccolse l’identità.

Fa Niente è figlio di un colpo di fulmine, di un’improvvisa infatuazione per artisti come Piero Ciampi, Lucio Dalla, Vasco Rossi e Paolo Conte, come lo stesso autore ha dichiarato. “Fa Niente” prende forma dalla nostalgia che l’artista ha confessato di aver provato negli anni di lontananza dall’Italia, sentimento poi trasposto nei testi e, in misura minore, anche nella musica. Già, la musica. Perché l’elemento che più stupisce, in “Fa Niente“, è proprio quel sound psichedelico e liquido dal sapore molto internazionale e che richiama, in prima battuta, Mac DeMarco e i Real Estate. Si tratta di una scelta stilistica che, di primo acchito, può anche sorprendere: le chitarre sono acidule, gli accordi distorti, gli echi e i riverberi sono parecchio presenti e il disco, almeno per quanto attenga l’ambito meramente musicale, sembra possedere davvero ben pochi elementi di italianità, una sensazione non nuova per chiunque abbia già ascoltato Vadoinmessico/Cairobi.

Il cantato, invece, affonda le sue radici nella tradizione italiana degli anni settanta e ottanta: le linee vocali guardano anche a Battisti, oltre che agli autori succitati. Il timbro è poco comune, quasi androgino, e così riesce a fare da ponte tra le due componenti che non solo non stridono, ma, al contrario, si sposano e manifestano un’armonia perfetta. I testi descrivono l’esperienza personale dell’artista, sono spesso frammentari (Paracadute, specialmente, è un quadro surrealista), il rischio concreto è che possano sembrare autoreferenziali, nonostante non manchino passaggi deliziosi comeun tuffo dal cuore alla pancia, il paracadute è un mezzo sicuro per sorvolare il futuro o le fotografie di appartamenti claustrofobici, del traffico della città, del mare.

Il piccolo miracolo di Giorgio Poi è quello di proiettare immagini che spesso sfumano in un’istante, ma che restano incollate alla pelle e rimangono in mente, quasi come messaggi subliminali. Non è facile dover scegliere i brani migliori, anche in virtù di una varietà e di un equilibrio raramente rinvenibili in album di debutto: se Tubature brilla per il suo piglio pop e la sua attitudine al sing-along, Paracadute affascina con un testo che ha bisogno di più d’una lettura, mentre Niente Di Strano spicca per il suo sviluppo e il suo dinamismo tanto quanto lo fa Acqua Minerale con la sua linea di basso. I brani, comunque, sembrano collegati da un sottilissimo filo narrativo (o da chilometri di filo interverbale, per dirla con l’artista), fra viaggio e abbandono, fra quotidianità e paure endemiche.

In estrema sintesi, chi aveva scommesso su Giorgio Poi ha vinto. Il suo disco ci ha conquistati perché capace di costruire un ponte fra il cantautorato italiano e i suoni d’oltreoceano, perché in perfetta tensione fra la ricerca dell’autentico e le tendenze più moderne, per la sua complessità celata dietro un’apparente immediatezza, perché è il disco intriso di malinconia e sporco di polvere che si può cantare anche in spiaggia, ma, forse, soprattutto perché tremendamente onesto, sincero e personale. Meglio ancora: spontaneo. “Fa Niente“, pubblicato a febbraio, è già uno dei principali candidati alle rituali classifiche di fine anno e rappresenta un ottimo punto di partenza per la nuova avventura artistica di Giorgio Poi.

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