Tom Meighan – The Reckoning
Recensione del disco “The Reckoning” (Destruct Records, 2023) di Tom Meighan. A cura di Tommaso Mosole.
Dopo aver lasciato i Kasabian, o meglio, dopo essere cacciato dalla sua amata band, Tom Meighan torna sulla scena britrock con il suo primo album solista: “The Reckoning”.
Sia questo l’atto di rivincita o semplicemente il proseguo ordinario della carriera di un artista musicale, l’ultimo lavoro del cantante di Leicester si presenta con decisione e con pochi fronzoli. La voce di Meighan sfreccia sopra chitarre distorte e rullanti rockeggianti, con quella energia che ha da sempre contraddistinto il suo cantato. Rise apre le danze, come una cassa di risonanza in cui cori kasabiani rimbombano durante tutti i ritornelli: la la la la la la la la. Non è da meno Deep Dive, dove i layer di voce si sovrappongono e si distendono sopra una chitarra potente e un riff di piano ostinato. Cori, cori e ancora cori in Daytona Racing e soprattutto in Shot It Out, brano che gioca sui crescendo pre-ritornello e su le sezioni di basso molto surfing: un ensemble piacevole devo dire. Segue Don’t Give In, che si amalgama bene con il resto del disco, riproponendone le sonorità.
A spezzare e far prendere fiato c’è poi Scared, forse il pezzo che deve emozionare, perché è la classica ballad fatta col pianoforte e l’acustica, e ovviamente, la sezione di archi: carina. Tornano poi gli strascichi post-kasabian di Acrobat, il cui ritornello ha un bel tiro. Thinking On Our Feet gioca invece sulla ritmica più balaclava, giusto per fare una citazione, ed è forse il brano che osa di più a livello di sonorità: ascoltare per credere. La parentesi più o meno sperimentale continua in Better In The Dark e in Everyone’s Addicted To Something, il cui inciso ricorda molto il buon “Bon Jovi”. In chiusura troviamo Movin’ On, che si mischia perfettamente al sound complessivo di questo album, e infine The Reckoning, l’altra ballad, meno pop, forse, ma le cui linee di voce seguono una melodia poco banale: è sicuramente uno di quei pezzi che non arriva subito, ma se si ascolta più volte…
Volendo dunque tirare le somme, “The Reckoning” è quell’album rock moderno che non sfigura e che propone un certo tipo di sound, forse un po’ cliché, vero, ma che mantiene una sua dignità. Ci sono tracce che come ho detto osano di più, altre invece che si adagiano mischiandosi con il resto, ma di certo quello di Tom Meighan può definirsi un disco più che sufficiente, in cui l’artista britannico riesce pure a emanciparsi abbastanza da quel background di carriera che conosciamo. Voglio fare giusto un appunto sul mix, a mio parere molto azzeccato perché la voce di Meighan, che sappiamo essere bella invasiva, arriva come deve arrivare senza però far perdere frequenze alla strumentale che in alcuni tratti sa essere davvero interessante.
Non vi resta che ascoltarvelo: ad alcuni potrebbe anche piacere tanto.




