Meshell Ndegeocello – The Omnichord Real Book
Recensione del disco “The Omnichord Real Book” (Blue Note Records, 2023) di Meshell Ndegeocello. A cura di Andrea Ghidorzi.
Meshell Ndegeocello, il cui vero nome è Michelle Lynn Johnson, è una cantautrice, musicista e produttrice discografica statunitense, nota particolarmente per la sua versatilità musicale: il suo stile spazia tra funk, soul, jazz, rock e rap. Nata il 29 agosto 1968 a Berlino, in Germania, ma cresciuta a Washington D.C., Meshell ha pubblicato numerosi album nel corso della sua carriera, ottenendo un grande riscontro di critica e di pubblico.
Alcuni dei suoi lavori più noti includono l’album di debutto del 1993 “Plantation Lullabies“, il quale ha ricevuto una nomination ai Grammy Awards, e il suo terzo album del 1996, intitolato “Peace Beyond Passion“, che ha ottenuto una nomination come “Miglior album R&B”. Oltre alla sua carriera da solista, Meshell Ndegeocello ha collaborato con diversi artisti di fama internazionale, tra cui Madonna, John Mellencamp, Alanis Morissette, Chaka Khan, Herbie Hancock e molti altri. Conosciuta anche per il suo impegno politico e sociale, nelle sue canzoni affronta temi come l’identità sessuale, l’uguaglianza di genere e la lotta contro il razzismo. Michelle è considerata una delle artiste più influenti e innovative nel panorama della musica contemporanea, grazie al suo approccio poetico e riflessivo alla scrittura dei testi. La sua arte si situa in una fusione unica di diverse forme musicali, capace di generare un suono sperimentale, atipico e audace.
“The Omnichord Real Book” è il nuovo album targato Meshel Ndegeocello, rilasciato il 16 Giugno 2023 sulla leggendaria Blue Note Records. Le canzoni della musicista, in questo nuovo capolavoro discografico, affrontano tematiche decisamente esistenziali. La sua voce è potente e colma di emozione, capace di trasmettere allo stesso tempo forza e vulnerabilità. “The Omnichord Real Book” rappresenta un viaggio profondo e spirituale dell’artista; gli occhi si chiudono e la mente si lascia andare tra ricordi, immagini sfocate e ombre indefinite. “I fear I’ve lost my way”: parole risonanti riempiono il testo di An Invitation, un brano dalla cassa elettronica sporca, dove riff jazz e lead freddi distendono il corpo dell’ascoltatore su una lastra di ghiaccio pronta a spaccarsi in mille pezzi. Un senso di fragilità e mancanza d’aria accompagnano l’ormai confuso e perduto essere umano verso debolezze e ferite. Queste non sembrano però avere vita lunga.
“Everything is under control” è infatti l’immediata risposta ai dubbi, presente nella traccia Call the Tune; tutto è sotto controllo. “Non mi sono persa” sembra dirsi la musicista di Berlino, cresciuta in America, in una notte buia vissuta tra specchi e demoni scacciati via. Il giro armonico della chitarra rincuora l’animo di Meshell e dell’ascoltatore stesso, lo protegge dalla caducità dell’esistenza e da un’esilità fugace. Good Good è una carezza sonora; accordi armoniosi e mescolanze morbide di voci eterogenee sfiorano il viso, le mani e trascinano il corpo in una bolla emozionale lontana, in cui un groove cadenzato ed energico lo lascia danzare per tutta la notte. In Clear Water vi è un ritorno alle origini, al disordine capace di generare il cosmo, ricco di caos e incertezze. Non bisogna essere ossessionati dal controllo, ma occorre imparare a immergersi nel naturale flusso dell’universo. È soltanto così che saremo capaci di sopravvivere alle nostre perplessità. Il sound abbraccia vari elementi e sfocia come un fiume in piena in un mare soul, classico ed elegante.
Nel brano ASR con il chitarrista di Los Angeles Jeff Parker, il groove è incredibilmente potente e caratterizzato da un basso deciso e a tratti predominante, come a voler rappresentare la cupezza di un cielo tempestoso. “Non si può tornare indietro e recuperare il tempo perso”, “È un incredibile dolore, non c’è un luogo in cui poter respirare”. “Ho costruito un castello con alberi e mari, mi sono svegliata e non c’era più. Era solo un sogno”. Un pianoforte malinconico descrive la perdita di un sogno, apparso così reale da poter essere quasi afferrato. Ma non era altro che un mondo fantastico e utopico, frutto dell’immaginazione. Questa è Gatsby, con Cory Henry e Joan as Police Woman.
L’ascolto continua, e continuiamo a perderci…Attimi di riflessione. Virgo racconta di un ritorno alle stelle, fuori dallo spazio. “They’re calling me back to the stars, deep out of space”; la batteria viene accompagnata da una bassline propositiva dall’anima elettronica, come se la luce delle stesse riuscisse ad illuminare tutte le stanze buie dell’umanità, riempiendole di gioia e dinamicità.
Il fulcro di “The Omnichord Real Book” è Perception: “Non lasciare che il mondo reale ti distragga da quello interiore”. Ed è qui che vogliamo lasciarvi, per permettervi di ascoltare e intraprendere con tutta la vostra energia questo percorso sonoro, psicologico e spirituale verso realtà nascoste, segrete e inafferrabili.
Premete play e semplicemente lasciatevi guidare, tra melodie oniriche, ritmi terreni e voci indefinibili, verso voi stessi.




