Rhiannon Giddens – You’re the One

Recensione del disco “You’re the One” (Nonesuch Records, 2023) di Rhiannon Giddens. A cura di Giovanni Davoli.

Rhiannon Giddens è una riconosciuta ambasciatrice della musica del suo paese, gli Stati Uniti, rispetto alla quale ha fatto diverse operazioni anche storico-culturali. Si veda il lavoro con i Carolina Chocolate Drop dove ha scavato nella musica degli schiavi afroamericani, alle origini del blues e del jazz. Nel 2022 ha poi musicato l’opera “Omar” sulla vita dello schiavo scrittore Omar Ibn Said, vincendo un premio Pulitzer. Se ci si aggiunge il Grammy vinto sempre lo scorso anno per il miglior album folk, “They’re Calling Me Home”, realizzato con il marito Francesco Turrisi (presente al piano in questa ultima prova), si vede bene come il lavoro della Giddens non manchi di spessore.

Con “You’re the One”, l’artista si rifugia in una dimensione più accessibile e forse più commerciale, che finora sembra avere avuto qualche riscontro nelle classifiche (ventiseiesimo posto in USA nella prima settimana). Un album in cui la Giddens butta dentro tutto ciò che sta nel suo carniere musicale. “Spero che la gente ci senta solo musica americana“, dice. “Blues, jazz, cajun, country, gospel e rock: è tutto lì. Mi piace trovarmi dove si incontrano organicamente“. Il disco è il primo nella sua carriera solista che contiene solo tracce originali ed è prodotto da Jack Splash (Kendrick Lamar, Alicia Keys, Cee-Lo Green), che fa le cose facili per l’ascoltatore con un sound pulito e prevedibile.

“You’re the One” rientra nella categoria di quei dischi che non ci insegnano nulla di nuovo, ma che si lasciano ascoltare con piacere. Alcune canzoni, come la stessa You’re the One, Wrong Kind of Right o Another Wasted Life, ancor più di altre. La title track è dedicata al figlio neonato, senza però distinguersi per originalità nei testi:

I wanna love you forever
And I’ll be with you worse and for better
And I never thought I’d fall
But you’re the one
(Da You’re the One)

La Giddens qui canta mentre suona il suo banjo, così come fa in You Louisiana Man, traccia allo stile zydeco. Come dicevo, sono canzoni che si ascoltano e si canticchiano con piacere, spiccando per la loro immediatezza. Segnalo per la sua bellezza e il suo respiro cinematico, anche Another Wasted Life: una canzone di denuncia sulla vicenda di Kalief Browder, un giovane afroamericano morto suicida dopo tre anni di carcerazione preventiva. Seppure la gravità dell’argomento non può da sola elevare la qualità della scrittura dei testi. Tanto vale anche per Hen in the Foxhouse e la sua tematica femminista. 

Rhiannon Giddens non ha mai preteso di reinventare la musica americana, al massimo di raccontarcela. In questo caso, ce ne illustra uno dei suoi lati più accessibili, navigando in questo ampio mare di suoni forgiatosi nel tempo in Nordamerica per la gioia delle nostre orecchie.

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