Lustmord – Much Unseen Is Also Here

Recensione del disco “Much Unseen Is Also Here” (Pelagic Records, 2024) di Lustmord. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.

Lustmord dice che la musica non è fatta per essere spiegata ma solo ascoltata al cospetto di un cosmo che noi, come esseri umani, non siamo in grado di comprendere. Non mi sento di dargli torto, e allora eccomi qui, davanti a un foglio bianco, senza uno straccio di idea utile a descrivere il suo nuovo lavoro “Much Unseen Is Also Here”. Mi sono scelto un lavoro ingrato.

Potrei partire dal titolo, “molto di ciò che non vediamo è qui”, per mettere nero su bianco le sensazioni che provo mentre le tracce che il suono ha sussurrato all’orecchio di Brian Williams per arrivare al risultato. Un disco si divide in svariati brani e non in uno unico, in casi come questo, per mera comodità, ma non sarebbe nelle corde di colui che l’ha composto. Eppure questo è un viaggio ultraterreno, fatto di lunghissimi bordoni post-industriali che ben presto lasciano indietro le vestigia di “genere” per divenire suono di mondi lontani, synth che sembrano motori di astronavi che solcano lo spazio siderale e vuoto. I bassi si espandono in orizzontale spianando l’orizzonte, imbastendo soundscape desertici che diventano elegie aliene fredde e desolate in totale assenza ritmica.

Un disco in solitaria e solitario. Forse non il progetto più ambizioso del Lustmord degli ultimi anni (per quello bisogna tornare indietro di tre anni ad “ALTER” con Karin Park) ma pur sempre forma apicale del dark ambient tutto.

Post Simili