Loia – L’alba della preda
Recensione del disco “L’alba della preda” (Dio Drone / Teschio Dischi, 2024) dei Loia. A cura di Sara Fontana.
La loia in toscano è il sudiciume che si forma tra la pelle ed i vestiti delle persone, in particolare la sporcizia attorno al collo, sotto le unghie oppure tra dita e dita, che siano quelle dei piedi o delle mani.
I Loia sono un gruppo di Firenze, città dove immagini che tutto nel sottosuolo suoni di rap/hip hop e negli ultimi anni trap e dance nei localini da figli di papà. Un po’ è davvero così, ma esiste un seminterrato ancora più profondo dal quale escono rumori e melodie brutali, angoscianti, cupe e spaventose che ti riportano in vita facendoti dimenticare lo squallore medio borghese. Questi suoni provengono da Dio Drone e chi ci naviga attorno – amici, aficionados e sostenitori – e i Loia ne fanno parte.
C’è da dire che questo lavoro uscito su nastro è una coproduzione tra il sopracitato Dio Drone e Teschio Dischi, etichetta DIY di Padova specializzata in Stoner, Doom, Sludge, eccetera, che di uscite piene di cattiveria ed accattivanti ne fa molte.
“L’alba della preda”, per chi è amante del genere, sarà sicuramente una gioia; contiene sette canzoni intense quanto brevi dai testi in italiano, perché i Loia non si limitano a far sentire un suono incazzato ma vogliono raccontare al proprio paese di cosa tratta questa rabbia come nella più celebre tradizione punk-hardcore.
I suoni sono graffianti e si alternano tra andature grintose e caotiche e atmosfere più lente e dilatate con un certo richiamo al suono anni ’90 in cui basso e batteria non sono semplicemente addetti al ritmo ma anche al creare un certo stato d’animo. Le parti di chitarra e voce possiedono una furente tristezza che dona al tutto un’amara nostalgia di qualcosa che forse non è mai esistito: il futuro che ci è stato negato. È un lavoro cupo, pesante ed asfissiante, ma che fa sentire ogni strumento presente e grida forte assieme all’ascoltatore.
La sintesi dei concetti presenti in “L’alba della preda” la si può trovare nei versi del singolo Finirà mai?, di cui è stato anche realizzato un video da Nàresh Ran, fondatore di Dio Drone:
Una condizione di insicurezza costante, perennemente in bilico
schiacciati dalla paura, la sfera del tuo intorno, i macigni della responsabilità
e mentre tutto questo ti affligge, il tuo futuro si sgretola
mentre vedi assottigliarsi la busta paga e svanire lo stipendio.
L’adolescenza è morta e sepolta, amiche ed amici, e al suo posto è arrivato il mondo adulto, un incubo sbattuto in faccia quando sei sveglio.




