Viva Belgrado – Cancionero De Los Cielos

Recensione del disco “Cancionero De Los Cielos” (Fueled By Salmorejo, 2024) dei Viva Belgrado. A cura di Fabio Gallato.

Chi negli scorsi anni ha avuto modo di seguire le vicende musicali dei Viva Belgrado si troverà forse spiazzato al cospetto di un disco come “Cancionero de los Cielos“. Il sound della band spagnola, partito dal più classico dello screamo (giusto 10 anni con “Flores, Carne” aveva di fatto realizzato un instant classic del genere) si è col tempo contaminato e avvicinato ad un indie rock stratificato e maturo che, se nel precedente “Bellavista” suonava però troppo ibrido e fragile, in questo quarto lavoro in studio trova compiutezza e solidità.

Nel suo nuovo lavoro la band di Cordoba analizza a fondo il processo compositivo e la funzione della musica, realizzando un vero e proprio metadisco che sembra voler ripercorrere i passi che hanno portato i Viva Belgrado fin qui, a vivere di e per la musica. “Ahí va la cuestión: Ya no sé si soy capaz de volver a emocionar con una canción“, cantano nella traccia di apertura, Vernissage, ed è un po’ il punto focale del disco: i quattro spagnoli hanno riflettuto molto sull’emotività e sulla metodologia per riversarla in musica, giungendo alla conclusione che screamo e post-hc, in cui l’emozione è spesso talmente esasperata da suonare scarica, quasi macchiettistica, siano ormai recinti troppo costringenti. Non urlano molto infatti in “Cancionero de los Cielos“, e anzi, Cándido Gálvez è spesso pacato e contenuto, ma si espone con sincerità, mettendo a nudo le proprie contraddizioni e fragilità (“Siempre atento, mi mejor enemigo en mi reflejo“, Gemini).

È un disco edonistico “Cancionero de los Cielos“, che ha nel cielo e negli astri guida e fonte di ispirazione, ricco di citazioni letterarie e mitologiche, che paga qualcosa in termini di visceralità, ma dal punto di vista sonoro è progettato nei minimi dettagli, dimostrando che la via intrapresa dai Viva Belgrado, che hanno introiettato i punti di forza del passato in una musica nuova, più accessibile a tutti, è quella giusta. Un indie rock “poético, político, un poco espiritual” che incorpora elementi di shoegaze, post-hc, perfino rap (Jupiter and Beyond the Infinite con il rapper Erik Urano è tra i brani migliori della tracklist), tradizionali (il ritmo latineggiante di El Cristo De Los Faroles) e dream pop (la toccante Elena Observando La Osa Mayor, senza chitarre), ma che resta sempre saldo e funzionale nel passare dal macro al micro, dai pozzi più oscuri dell’anima alle volte celesti.

Quello dei Viva Belgrado è un viaggio che parte dal fango e arriva alle stelle, “Cancionero De Los Cielos” un racconto coraggioso che lega limiti e ambizioni.

Post Simili