THIEF – Bleed, Memory
Recensione del disco “Bleed, Memory” (Prophecy Productions, 2024) di THIEF. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.
Dopo la morte eviscerata nel precedente “The 16 Deaths of my Master”, Dylan Neal continua il suo viaggio nel buio più assoluto della condizione umana. Questa volta a essere esplorata è la demenza e il suo effetto deleterio sulla memoria, enorme punto debole dell’essere umano, a qualsiasi latitudine e qualsiasi sia il suo status. Nick Cave, terrorizzato dal poter perderla ha creato un archivio/museo enorme della sua vita su questa Terra. Ognuno di noi trova il modo di lasciare, anche solo per se stesso, una traccia definitiva di un passaggio.
Con una copertina che è rivisitazione de “Le lacrime di San Pietro” di El Greco (ad opera dell’artista spagnolo Joseba Eskubi) e un titolo che rimanda a “Parla, ricordo” di Nobokov, il nuovo lavoro di THIEF raggiunge una nuova summa di parti di un organismo sonoro che vive e scintilla nell’ombra. Da mostri in elettrocuzione che paiono esecuzioni capitali, cariche di chitarre a rasoio e ritmiche pressanti (Pneuma Enthusiastikon) si passa a volatili gelate big beat (Prankquean), massacri industriali sotto la pressione pachidermica di groove agghiaccianti (Behermouth), avvicinamenti al calore art rock del CerchioPerfetto howerdeliano (Cinderland, Paramnesia), mostruosità che spingono jungle e darkwave nello stesso antro (Dead Coyote Dreams), altre che invece fanno coesistere musica barocca ed elusioni trip hop (Pissing, Bleed Memory) e ancora jazz a tinte notturne pregne di perdizione assoluta (Dulcinea).
Tutto questo spinto più in basso possibile (nei meandri di un inferno boschiano) dalla voce mutaforma di Neal, che passa dalla follia, le grida e il male a lambire con dolcezza la periferia dell’anima, centralizzandone le parti, intessendo trame che passano da ricordare Maynard James Keenan e Chino Moreno con in mezzo tutto un disastro che sa di apocalisse personale senza mai risultare una copia carbone di quelli che sono evidentemente muse immortali per chiunque parli un determinato linguaggio.
I multistrati emotivi di “Bleed, Memory” sono manifestazione tangibile di sentimenti che ci accomunano ma che non tutti riescono a esprimere in questo modo tanto elegante quanto terrificante. Mi sia concesso di non capire come mai THIEF non sia sulla punta delle penne della stampa specializzata quanto meriterebbe.




