Gary Clark Jr. – JPEG RAW

Recensione del disco “JPEG RAW” (Warner Records, 2024) di Gary Clark Jr. A cura di Riccardo Milasi.

Gary Clark Jr. con “JPEG RAW” per Warner Rec., sesto tassello di una carriera dedicata alle percezioni sensoriali che animano la sua chitarra elettrica, mostra una vena sempre aperta che sprizza blues e soul.

In una versione decisamente più spettinata, meno one man band, l’artista di Austin ci regala un inedito album composto da dodici tracce che lasciano un’impronta sul momento. Il caso? La volontà? Non so precisamente se valga la pena porsi certe domande, ma sicuramente l’ascolto è il modo di perdersi per poi ritrovarsi in un’opera che prende spazio e tempo all’uomo e all’artista.

Trasformazione, metabolizzazione dell’essere, osservazione e cura di sé.  Rapida ascesa, costante ripresa del mondo in mano, abbandono delle proprie certezze, riscoperta dei propri limiti artistici in cambio di intime e personali epifanie. Un’esperienza poco programmata, dalla prima all’ultima nota. Ascolto e prendo appunti, riascolto e prendo appunti, quasi si colgano nuovi spunti ad ogni passo, ad ogni sfumatura.

È un racconto beat, graffiato dalla voglia di spaziare (Don’t Start), racconto come azione corale, presa di coscienza, necessità di rivoluzione. This Is Who We Are, la figura dell’uomo passa in secondo piano, in un cammino dove l’Io diventa Noi. Etichettato il giusto, dove uscire dagli schemi è lo schema. Fluidità del suo fare musica, molto più oleosa, ruvida, sgorga di getto come da un rubinetto ostruito, rigurgito nel noi, del dichiarare. Studio dell’ora, senza più rimandare. Influenze Afro (Maktub), ritorno alle origini, in una consapevolezza più genuina come quella dei bambini nel feat. con Stevie Wonder in What About the Children.

JPEG RAW” è pop senza troppe pretese, espressione chiara e voce calda. Ritmo, batteria, azioni a confronto con campi larghi e orizzonti vaneggianti. Il tutto si muove in una sintesi estetica a cui conferisce valore la mano che copre il volto in copertina, quasi a suggerirci curiosità. Capacità doverosa di riconoscere i colori della vita dietro l’uso del bianco e nero, la miriade di emozioni che fanno parte di tutti noi, dove una scelta non sovrasta un’altra, ma incoraggia a prender più vie per la ricerca di noi e degli altri in un pianeta sempre più disconnesso, pieno di nuove insicurezze e di esperienze vane di fronte a nuovi quesiti. 

JPEG RAW” abbandona il fare per il dire, in un mare d’immobilità che trasforma la freschezza e la vivacità dei primi album in insolite decisioni di timbro artistico, e gira e rigira per la testa impegnandola ma senza svuotarla. Sacrificio vano? Lascio a voi il giudizio finale.

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