Agriculture – Living Is Easy
Recensione del disco “Living is Easy” (The Flenser, 2024) degli Agriculture. A cura di Fabio Gallato.
Avevamo lasciato gli Agriculture con il loro omonimo album di debutto di un annetto fa a riflettere su come il black metal potesse essere espressione anche degli aspetti più lucenti della vita di tutti giorni, non solo di sofferenze e dolori vari. Era un buon disco, non trascendentale ma funzionale, che prendeva tutti i crismi del blackgaze e li piegava e dispiegava con perizia in una confezione musicale che il quartetto californiano definisce ecstatic black metal, vabbè. Li ritroviamo oggi con un breve Ep di quattro tracce che estremizza la questione: “Living Is Easy” è un mini concept che in ognuna delle sue quattro tracce racconta una storia di una delle vite passate del Buddha e ruota attorno al concetto di identità comunitaria e al nostro modo di esistere in questo frugale viaggio mortale che è la vita.
Ambiziosi nelle idee, un po’ meno nella riuscita, gli Agriculture non fanno altro che girare attorno a se stessi implementando orpelli in un blackgaze che vorrebbe essere un viaggio ascetico, ma che a tratti assume sembianze parodistiche. La title-track, esemplare di ciò, è ricca di riff pomposi, dal sapore evitabilmente celtico, credo per enfatizzare la sensazione di contrasto tra la crudezza del black metal e i suoi blast beat e l’attitudine estremamente ottimista dei nostri, ma nei fatti ne esce fuori una gran confusione. Va meglio in In the House of Angel Flesh, più lineare se vogliamo, ma con un ritornello giustamente inquietante che ricorda che comunque questa musica proviene dagli anfratti più oscuri dell’anima. Gli altri due brani, Being Eaten By a Tiger e When You Were Born, sono sostanzialmente due intermezzi, con il primo decisamente più interessante nel mischiare un fragile canto folk con un rumore sinistro, proprio come già ben fatto in The Well nel disco di debutto.
Troppo poco per giudicare, forse, ma la sensazione è che gli Agriculture, se continueranno a focalizzarsi solo ed esclusivamente sulla loro pur lodevole missione di donare al black metal una nuova e positiva accezione (e un audience che glielo richiede, in questi tempi di positivity, c’è sicuramente), rischino già di perdere di vista la sostanza delle cose.




