Khruangbin – A La Sala

Recensione del disco “A La Sala” (Dead Ocean / Night Time Stories, 2024) dei Khruangbin. A cura di Riccardo Milasi.

“A La Sala”, nuovo album dei Khruangbin per Dead Ocean e Night Time Stories, quasi fosse un suggerimento, quasi fosse un medium a cui abbandonarsi in terrazzo sdraiati in questo anticipo d’estate

Il nuovo manifesto del gruppo statunitense si snocciola una traccia dietro l’altra in una continuità ipnotica. Irregolare nelle sue sonorità, pezzi vaneggianti, vedi Todavia Viva, hanno la capacità di assorbire ogni tipo di tensione e restituirla in forma di ballata.

Abbandonarsi alla loro elasticità è quasi d’obbligo (Juegos y Nubes), quasi fosse il compito dei Khruangbin quello di farci evadere attraverso assoli e familiarità. È un rito musicale che non scade, epifania per i nuovi ascoltatori, certezza per appassionati del genere.

Houston casa del trio: Laura Lee al basso, Mark Speer alla chitarra e Donald “DJ” Johnson Jr. alla batteria, ci donano pace interiore e respiro per la mente. Veri e propri razzi, musicisti di alto rango ed una definizione stilistica fluttuante, allucinazione tangibile, cultura del tempo e spazio che non ha bisogno di troppo testo per far riecheggiare più potenti la sensibilità dei pezzi che compongono quest’opera artistica (Three From Two).

Una gamma di tonalità rosso fuoco infinite, accese in esperienze di condivisione unica: A Love International è un inno al mondo che li circonda attraverso una distinta comunicazione senza nubi ma solo raggi di calore umano.

Produzione di emozione, prosecuzione coerente di un progetto che piano piano arriva a tutti, senza mai ostentare e con la giusta dose d’inconsapevolezza. I Khruangbin sono nostalgici amatori che distribuiscono bolle di sapone strappandoci ancora una volta qualche minuto di serenità in un limbo paradisiaco.

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