Estinzione – Estinzione

Recensione del disco “Estinzione” (Autoproduzione, 2024) degli Estinzione. A cura di Andrea Vecchio.

Mi viene molto difficile recensire il primo lavoro degli Estinzione, neonata band bolognese che, con un omonimo disco, si affaccia in questi giorni al panorama punk italiano. Forse non sono più abituato ad ascoltare un certo tipo di punk, forse non sono più adatto a viverlo, forse mi annoio troppo presto, forse sono rimasto legato troppo visceralmente ai Discordance Axis quando penso al grind. Eppure, l’ho ascoltato bene, questo “Estinzione”. 

Da un lato è un lavoro che mi spiazza, da un altro non fa altro che incuriosirmi. Mi spiazza perché non credevo potessero esistere ancora band così virulente e dirette, nel nostro panorama musicale antagonista. E mi incuriosisce perché, nonostante sia lontano dai miei standard e dai miei interessi, sento un prurito che mi spinge ad arrivare alla fine di questa storia. 

Musicalmente, gli Estinzione spingono abbastanza. Prendono dichiaratamente dal deathpunk inglese e sono sulla giusta linea d’onda. Carichi di riff, violenti, precisi.  In alcuni episodi sembra mancare qualche blastbeat in più, come in La valle del lamento e Il mercato immobiliare, ma è un dettaglio marginale, nell’insieme. Il dettaglio che non mi va proprio giù è che sembrano troppo, forzatamente, gore. Non quel gore villano alla Anal Cunt, per capirci, siamo chiari. Gli Estinzione suonano un gore nostrano, quasi bucolico, che, come insegnano gli Uncurbed, mischia tecnologia a luddismo, liquidi corporei a ragionamenti su dolore e oppressione, modernità a spirito di sopravvivenza intimista. Prendiamo però l’apertura di Monade: era proprio necessario iniziare un brano così? Qual è il significato? 

Le canzoni (quindici in tutto), sono troppo ragionate, e rischiano così di cadere una scontata assonanza fra loro. Le parti parlate non fanno altro che creare un po’ di confusione, ma forse è questo l’intento della band e allora può anche andar bene, ma nel complesso “Estinzione” mi arriva come un lavoro stralunato e troppo incaponito sui soliti e vecchi capisaldi del genere. Oggettivamente però, Maledizione III, The KKK Took My Baby Away (Not a Ramones Cover) e Blu oltremare sono perfette per il genere. Suonare grindcore male è come non suonarlo e questi bolognesi lo fanno forse troppo bene. 

Gli Estinzione, per concludere, sono sicuramente un gruppo che merita il proprio spazio e che fa sul serio. Un gruppo da supportare perché trova il coraggio di essere estremo tra la musica estrema e che ha scelto di chiamarsi come un lavoro storico per la scena grind italiana: “Estinzione” dei Diorrhea. Disco autoprodotto e disponibile solo in formato digitale. 

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