Vinnie Marakas – Preferirei di No
Recensione del disco “Preferirei di No” (Dischi Sotterranei, 2024) di Vinnie Marakas. A cura di Nicola Stufano.
Profeta, sciamano, alchimista, impostore: Vinnie Marakas è un anti-sedicente (nel senso che si non-definisce) performer che incarna un po’ il mito di Cagliostro, personaggio settecentesco che condivide del giovane Cagliostro padovano l’eccesso formale come ragione di vita.
“Giovane Cagliostro” è una citazione voluta rispetto al suo EP d’esordio, uscito due anni fa con un buon riscontro, che rende bene un po’ tutta la cifra stilistica, ribattezzata autorionicamente “Italian Touch” per via della vena smaccatamente synthpop con pericolose tendenze maccheroniche.
“Preferirei di No” è la concretizzazione in LP dell’evoluzione artistica e stilistica di Vinnie Marakas, che non avrebbe compiutezza senza la produzione e l’accompagnamento fedele di Richard Floyd. Se Vinnie fosse Dracula, Richard sarebbe ragionevolmente il suo Renfield.
In “Preferirei di No” constatiamo un largo sfoggio di edonismo messo sul piatto senza vergogna (e perché un edonista dovrebbe vergognarsi, d’altronde?), attraverso un sound che si ripete pressoché uguale da un pezzo all’altro, senza sostanziali differenze ritmiche e musicali: forse solo Nervi Saldi suona un tantino diverso rispetto agli altri 6, forte di liriche più seriose e riflessive. Il primo impatto verso la musica di Vinnie Marakas suggerisce di trovarsi di fronte a un cialtrone vero, che si bea di Acqua Frizzante e Ciliegie come se fossero l’unica cosa davvero importante al giorno d’oggi. Da un estratto a una sua intervista:
Ho avuto anni fa il piacere d’incontrare questa donna, neozelandese che vive in Puerto Rico, che è una delle più grande maestre di maschere vivente al mondo, ha una grande sapienza sulle maschere, cioè, le costruisce. Mi ritrovai a chiacchierare, nello Jutland Occidentale, e lei mi disse: credo che tu sia una Bruja. E quindi da quel giorno cerco di seguire la strada che quella Bruja ha segnato per me.
Ma il dovere di osservatori musicali ci impone a beneficio dei nostri lettori uno scandaglio meno formale ed uno sforzo di decifrazione. Tra le righe della musica di Vinnie Marakas serpeggia una satira feroce e sottile dell’attualità.
Crolla l’occidente / è proprio un bel tramonto
è l’incipit assassino di Acqua Frizzante, forse il pezzo più riuscito ed accattivante, un’anti-hit che invita ai piaceri delle bollicine analcoliche, ma che con quell’incipit e altri riferimenti messi qua e là nel pezzo, assume un’interpretazione catastrofistica e disarmante sulla decadenza occidentale in atto.
A livello di comunicazione, Supermarket è ancora più emblematica: un’elegia al tempio del commercio, esistente invero già da tempo immemore, ma che ha acquistato un significato diverso negli ultimi 15 anni, con le aperture a qualunque orario e la grande distribuzione sempre più gratuitamente capillare nelle medie e grandi città (e proprio Padova è una sincera testimonianza della colonizzazione dei supermercati che manco i sionisti in Cisgiordania). Vinnie Marakas trasforma con stile questo abominio dell’attualità in uno sfarzoso piacere del quale godere a piene mani il sabato e la domenica, scrivendo un beffardo spot anni’ 80:
Mi insinuo stupefatto / Nell’Acca-Ventiquattro / Supermarket / Un sogno, un’allucinazione / Chi sono tutte ‘ste persone? Supermuppet!.
Vinnie Marakas rappresenta un fresco, trasgressivo outsider, trash senza essere volgare, da seguire assolutamente dal vivo quando capita. Non cercate in lui magari l’estasi musicale, senza nulla togliere all’elegantissimo lavoro di arrangiamento di Richard Floyd. Cercate piuttosto la sfida a una realtà a tratti angosciante o deprimente, da affrontare con cinica strafottenza affogando i dispiaceri in un’indigestione di ciliegie al lunedì.




